Notimefor – Happy Youth EP

Notimefor Happy Youth Ep /5
Due anni in giro per l’Europa possono solo fare bene, soprattutto se hai alle spalle un disco d’esordio come “Dress Up To Get Down”, vera chicca per gli amanti del genere. La scelta di pubblicare un EP è spiegata dalla volontà di voler dare ai fan così come a se stessi, dopo molto tempo, un

Due anni in giro per l’Europa possono solo fare bene, soprattutto se hai alle spalle un disco d’esordio come “Dress Up To Get Down”, vera chicca per gli amanti del genere. La scelta di pubblicare un EP è spiegata dalla volontà di voler dare ai fan così come a se stessi, dopo molto tempo, un prodotto finito oltre che darsi un metro di paragone ed osservare dove i cambiamenti, naturali, li avessero fatti arrivare. “Happy Youth” è letteralmente una badilata in faccia, arriva dritto per dritto senza troppe pretese.

Diretto, onesto e fresco. Questa è la terzina di aggettivi adatta, a mio avviso, a descrivere il lavoro dei Notimefor: diretta ed onesta è la modalità di porsi da parte della band nei confronti della propria fanbase, un’attitudine che li porta a mettere il cuore in ogni canzone ed anche in ogni singolo show live; fresca è, invece, la ventata che questo EP porta nel ristagno della musica italiana su un determinato tipo di generi. Si sentiva (soprattutto tra gli amanti del genere) il bisogno di un prodotto nuovo e che non fosse un mero scimmiottamento di band oltreoceaniche. “Happy Youth” è questo, è ciò che va a colmare questo bisogno e ciò che più si discosta da quella che potrebbe essere una copia di qualcosa di già sentito.

L’EP viene aperto da “Things Are Going Pretty Good”, primo singolo di cui è stato realizzato anche il video, seguito dal nuovo manifesto giovanile “Wasted Youth”, “High Five!” che vede la partecipazione dei Chunk! No Captain Chunk! nei cori e “666” nel novero di tracce ‘spaccadisco’. Una menzione speciale va a “Devol” che, in quanto al titolo, nient’altro è se non la riflessione della parola “Loved”. Nel complesso l’unione di azzeccatissimi riff di chitarra, della coralità sia nei ritornelli che in alcune strofe e l’incessante martellare della batteria oltre che lo scambio di linee vocali tra il frontman Popi ed il bassista/cantante Alvin crea un ‘prodotto’ molto ben miscelato e di grande caratura, pronto a rapire ogni ascoltatore tanto quanto ad infiammarsi su ogni palco.

Ottimo lavoro nel complesso per questi ragazzi che, se continueranno su questi standard, non potranno che togliersi e toglierci numerose soddisfazioni.
Complimenti!

Federico Croci

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