[Nu Jazz] Nicola Conte – The Modern Sound Of…

/5
    [Nu Jazz] Nicola Conte – The Modern Sound Of Nicola Conte (2009) CD 1: Stolen Moments/Midnight Mood rmx (Mark Murphy) – Elevated States (Thunderball) – Mood Indigo (Akiko) – Yellow Daisies (Fertile Ground) – [re:jazz] Quiet Nights/Out Of The Cool Version ([re:jazz]) – When I Wish Upon A Star (Nicola Conte Jazz Combo)

 

 

[Nu Jazz] Nicola Conte – The Modern Sound Of Nicola Conte (2009)

CD 1: Stolen Moments/Midnight Mood rmx (Mark Murphy) – Elevated States (Thunderball) – Mood Indigo (Akiko) – Yellow Daisies (Fertile Ground) – [re:jazz] Quiet Nights/Out Of The Cool Version ([re:jazz]) – When I Wish Upon A Star (Nicola Conte Jazz Combo) – Heaven/West Coast Vibes rmx (Bitter:Sweet) – All Or Nothing At All (Nicola Conte Jazz Combo feat. José James) – New Blues (Nicola Conte Jazz Combo) – Lotus Sun” (Maki Mannami) – Flamenco Sketches/New Rumba version (The Dining Rooms) – Charade (Nicola Conte) – Castles In The Rain (Nicola Conte Jazz Combo)

CD 2: Sò Danço Samba/N.Conte Rework (Till Brönner) – Terra De Ninguem (Sabrina Malheiros) – Solo (Nicola Conte Jazz Combo) – Take Off/Campi’s Idea Version (Marco Di Marco) – 3 Corners/For Friends and Relatives Version (The Five Corners Quintet) – Take Five/N.Conte rmx (Roberto Roena) – Kerma Elastica/N.Conte rmx (Bobby Hughes Combination) – You Are (Povo) – Our Love (Luisito Quintero) – Groovy Samba (Nicola Conte) – No Reason No Rhyme/Mode For Tatsuo (Sunaga T Experience) – A Healing Blue/Shape Of Jazz To Come version (Sunaga T Experience) – Black Is The Graceful Veil/Acoustic Version (Nicola Conte Jazz Combo)

www.nicolaconte.it
www.ishtar.it

Il nuovo doppio cd di Nicola Conte nasce dalla necessità di concludere degnamente il rapporto fra il musicista e Schema Records. Quello che ne vien fuori è una sorta di antologia a base di remix e re – work impreziosita da qualche inedito. Il primo disco è quello più devoto verso il jazz americano degli anni Cinquanta e Sessanta, fra cool, hard bop e qualche derapata verso lo swing più raffinato (la cover di “Mood Indigo” di Duke Ellington, peraltro decisamente riuscita). Il secondo, invece, mostra il lato più conosciuto del musicista barese, intento a rileggere jazz latino, bossanova, ritmi di samba, frammenti di psichedelia e atmosfere del cinema italiano anni Settanta attraverso l’ottica dell’acid jazz e l’estetica del lounge bar (tenete però conto che queste sono indicazioni di massima, in realtà i due dischi hanno parecchi punti in comune). Magistrali soprattutto i remix di “Take Five” di Roberto Roena, luminoso strumentale in cui non è difficile scorgere l’ombra di Gato Barbieri, e quello di “Kerma Elastica” della Bobby Hughes Combination, che potrebbe tranquillamente figurare come colonna sonora in un noir di Fernando Di Leo. A coadiuvare le visioni di Conte, il solito stuolo di eccelsi musicisti, fra le migliori nuove leve del jazz italiano. Solo qualche nome: Fabrizio Bosso alla tromba, Daniele Scannapieco al sassofono tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Gaetano Partipilo al flauto e sassofono contralto, e direi che possono bastare a rendere l’idea della superba qualità strumentale delle composizioni.

Com’è ovvio che sia, quando si parla di un’uscita eminentemente compilativa, la release in questione non aggiunge né toglie nulla alla carriera di Nicola Conte. Vale, però, come ennesima conferma del suo talento di dj, produttore ed esperto jazzofilo. Sbrigativamente catalogato, ai tempi di “Jet Sounds” (2000), quale autore di acid jazz da aperitivo prima della discoteca, o, ancora peggio, semplice emulo di St. Germain, il Nostro ha dimostrato, con uscite del calibro di “Other Directions” (2004) e “Rituals” (2008), di essere un artista capace di non fossilizzarsi in una dimensione angusta e monodirezionale, di saper spaziare in ambiti musicali piuttosto eterogenei, tanto che la stessa etichetta di nu jazz, oggi come oggi, non lo rappresenta del tutto. Chiaramente, rimane forte in lui il richiamo per l’atmosfera soft e il beat da club, ma sa anche tenersi a debita distanza dalla paccottiglia della chill out più banale. Non sarà mai un innovatore o un rivoluzionario, neppure una leggenda del jazz, ma la sua capacità di catalizzare intorno a sé i migliori musicisti della scena, e il suo gusto nel tratteggiare prospettive e sensibilità e ambienti bel definiti, ne fanno, con le debite proporzioni, un piccolo Chet Baker del nostro tempo. In questo senso, non è colpa sua se l’epoca in cui viviamo è artisticamente modesta e, salvo rare eccezioni, disperatamente aggrappata al passato.

Stefano Masnaghetti

Condividi.