Of Montreal Paralytic Stalks

3/5
L’eco della Elephant 6 è ancora vivo. Il collettivo di artisti indipendenti, molto attivo negli anni ’90, sebbene non più composto dalle band fondatrici, mostra nel 2012 ancora una grande vitalità, proprio per merito dei gruppi più rappresentativi: dal Box Set dei Neutral Milk Hotel, al coinvolgente nuovo album degli Of Montreal, Paralytic Stalks, di

L’eco della Elephant 6 è ancora vivo. Il collettivo di artisti indipendenti, molto attivo negli anni ’90, sebbene non più composto dalle band fondatrici, mostra nel 2012 ancora una grande vitalità, proprio per merito dei gruppi più rappresentativi: dal Box Set dei Neutral Milk Hotel, al coinvolgente nuovo album degli Of Montreal, Paralytic Stalks, di cui si andrà qui di seguito a parlare. La band di Athens (Georgia), alla sua undicesima fatica, ci propina la forza di un pop psichedelico che lascia l’ascoltatore letteralmente sottosopra. Ovviamente parliamo di un ascoltatore-estimatore, chi non è proprio nel genere credo potrebbe fare i bagagli anche dopo un paio di canzoni, a dir tanto.

Potrebbe, dunque, ma non dovrebbe: il genio allucinato di Kevin Barnes qui si mostra in tutti suoi colori più deformanti: mostra una continua ricerca di echi e melodie che vanno dai conterranei Animal Collective e MGMT (Spiteful intervention, We will commit wolf murder), scavando poi nel passato fino ai Beatles dei campi di fragole e dei diamanti nel cielo (Dour percentage, Malefic dowery), passando per scuri intermezzi prog-folk in Wintered debts, in contrapposizione con il ritmo funk e il cantato R’n’B di Ye, renew the plaintiff.

Già in passato gli Of Montreal si erano mostrati poco legati alla solita sequenza che vuole alternata la strofa al ritornello, ed in vari punti di questo lavoro il distacco è netto. Il risultato è quello di lasciarci totalmente senza appigli, avvolti dal continuo mutare di tempo e melodie, in cavalcate che tra l’altro hanno anche una durata considerevole (dato che alcuni brani sfiorano la decina di minuti, e nel caso di Authentic pyrrhic remission questa viene anche superata). Tutto ciò è, come detto in precedenza, una lama a doppio taglio – perché chi non è un fan del genere difficilmente si lascerà catturare da questo disco – ma è un rischio che gli Of Montreal conosco bene.
Che poi, quando riesci a fare quello che vuoi fare per così tanto tempo, questo non è più un problema.

Andrea Suverato

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