Ofeliadorme – All Harm Ends Here

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Gli Ofeliadorme sono un quartetto bolognese di belle speranze, qui al loro primo album vero e proprio, dopo l’EP “Sometimes It’s Better To Wait” (2009). Il “belle speranze” sia detto senza alcun intento ironico, perché in “All Harm Ends Here” potrebbero essere contenuti i prodromi per una carriera importante e ricca di soddisfazioni. Quello che

Gli Ofeliadorme sono un quartetto bolognese di belle speranze, qui al loro primo album vero e proprio, dopo l’EP “Sometimes It’s Better To Wait” (2009). Il “belle speranze” sia detto senza alcun intento ironico, perché in “All Harm Ends Here” potrebbero essere contenuti i prodromi per una carriera importante e ricca di soddisfazioni.

Quello che colpisce innanzitutto è il respiro internazionale della band, sia a livello lirico sia a livello sonoro. Tutti i testi sono in inglese, ma a differenza di molti altri act italici la pronuncia è di primo livello. Il merito è della cantante Francesca Bono che, dizione a parte, si dimostra molto dotata anche sul piano puramente musicale; un’ottima voce la sua, fra il malinconico e l’onirico, che potrebbe ricordare quella di PJ Harvey, ma non solo: la traccia d’apertura, “Paranoid Park”, la mostra infatti alle prese con una melodia molto bristolsiana, tanto da far venire immediatamente in mente Beth Gibbons e i Portishead dell’etereo “Dummy”.

Fra i punti di forza degli Ofeliadorme non c’è però solo Francesca. C’è anche un sound capace d’inglobare gran parte degli ultimi sviluppi dell’indie e dell’alternative rock. Innanzi a noi sfilano i nomi di Radiohead e Cure, ma c’è anche l’America di Low e Codeine a dare un’impronta slowcore a molti dei pezzi presenti nell’opera. Particolarità, quest’ultima, che dona un’aura ipnotica e avvolgente a canzoni quali “The King Is Dead” e “I Like My Drums” (con coda di tromba), mentre la più tempestosa “Ian”, apice ‘hard’ di “All Harm Ends Here”, sfodera un incedere fra post – grunge e post – punk. Non mancano neppure aperture post – rock e molte suggestioni indie folk: queste ultime sono concentrate soprattutto nei brani conclusivi, un lento discendere in meandri di quiete vigile che, dal freak – folk della strumentale “Leaves Of Grass”, porta sino alle foschie acustiche della ballad “Eve”, in cui voce e chitarra acustica sfumano in lontananza.

L’album è autoprodotto e registrato interamente nello studio del batterista della band, Michele “Post” Postpischl, e i suoni sono davvero ben fatti. Insomma, un ottimo esordio per Ofeliadorme; ora c’è bisogno di continuare così, magari cercando uno stile più personale e incisivo (si potrebbero aumentare le parti ‘heavy’ per dare più risalto a quelle ‘intimiste’), per il resto “All Harm Ends Here” è un notevole punto di partenza.

Stefano Masnaghetti

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