P.O.D. Murdered Love

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I Payable On Death, meglio conosciuti con l’acronimo P.O.D., tornano sulla scena musicale con l’album “Murdered Love” che non lascerà alcuna traccia né ricordo. I tempi d’oro in cui Sonny Sandoval, il frontman, dimenava i suoi dread intonando “We Are We Are, The Youth of The Nation” sono drammaticamente sorpassati.  “Eyez”, pezzo che apre l’album,

I Payable On Death, meglio conosciuti con l’acronimo P.O.D., tornano sulla scena musicale con l’album “Murdered Love” che non lascerà alcuna traccia né ricordo. I tempi d’oro in cui Sonny Sandoval, il frontman, dimenava i suoi dread intonando “We Are We Are, The Youth of The Nation” sono drammaticamente sorpassati.  “Eyez”, pezzo che apre l’album, è alquanto fuorviante, in quanto illude l’ascoltatore che il crossover, genere nato e morto nel giro di pochi anni, possa avere ancora qualche spiraglio di speranza. Niente di più sbagliato. A parte la già citata opener e “Beautiful”, ballad piuttosto scanzonata che emette le cosiddette good vibes, il disco è una discesa verso il fondo. Dove l’abisso non è rappresentato dagli inferi, bensì dal piattume.

Nemmeno la partecipazione in “West Coast Rock Steady” di Sen Dog dei Cypress Hill riesce a svecchiare la formazione di San Diego. Per non parlare del singolo “Lost In Forever”, nel quale è palese che i quattro californiani stiano sprecando le loro energie su un genere musicale che non ha più niente da dire e che è maledettamente fuori sincrono rispetto agli anni ’10. E’ un gran peccato, perché se solo avessero il coraggio di virare dal loro solito Christian Rap Metal, i P.O.D avrebbero ancora tanta benzina da bruciare. Ma finché continueranno ad inseguire la strada cieca del crossover, i risultati non potranno che essere scialbi e deludenti.

Claudia Falzone


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