Pajarritos – Sauce Wars

Pajarritos Sauce Wars /5
Il terzo disco dei Pajarritos è tecnico e sfrontato così come lo sono, spesso, i dischi di funk italiano: si punta sulla dimensione più danzereccia, si finge modestia e ce la si sfanga così, fra un assolo di sax e un assolo di EWI (difficile fare qualcosa di gusto con questo strumento), fra un testo

Il terzo disco dei Pajarritos è tecnico e sfrontato così come lo sono, spesso, i dischi di funk italiano: si punta sulla dimensione più danzereccia, si finge modestia e ce la si sfanga così, fra un assolo di sax e un assolo di EWI (difficile fare qualcosa di gusto con questo strumento), fra un testo in inglese e uno in italiano (quelli in italiano decisamente bruttini), forti della sola voglia di divertirsi e di farlo senza troppi pensieri.

La cosa che stupisce è l’affiatamento, che è di quelli che fanno esclamare: “ragazzi, ma questi si devono veramente divertire, sul palco!”, quello che manca è l’originalità. Scrivere un disco funky che sappia appassionare e non abbia un gusto stantio è un’impresa titanica, si sa, il pericolo più forte è quello di venirsene fuori con una zuppa piena di ingredienti ma senza nessun sapore, o ancora peggio quello di lasciarsi andare alle jam e dimenticarsi del pubblico. I Pajarritos non rischiano troppo né nell’uno, né nell’altro senso, ma nonostante questo il disco annoia, soprattutto quando i binari del genere vengono abbandonati per lambire le spiagge del prog o dell’hard rock (Sauce Wars) o quando, forti di una voce femminile che si può permettere praticamente tutto, la lasciano sola a sostenere melodie che altrimenti non starebbero in piedi altrettanto bene.

Menzione d’onore per “Ghost Upstairs”, pollice versissimo per la super effettata “Dino Sauce”: ecco, magari per la prossima volta, suoni un po’ più puliti, per favore.

Francesca Stella Riva

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