Pineda – Pineda

Pineda Nuovo Album /5
Divertente e curioso percorso di Umberto Giardini, in arte Moltheni. Dopo dieci anni di attività, dieci dischi, tour vari e una militanza nell’ambito alternative italiano si è detto stufo del mondo musicale in cui è stato fin d’ora imbevuto. E così si siede dietro alle pelli e in combutta con Marco Marzo Maracas e Floriano

Divertente e curioso percorso di Umberto Giardini, in arte Moltheni. Dopo dieci anni di attività, dieci dischi, tour vari e una militanza nell’ambito alternative italiano si è detto stufo del mondo musicale in cui è stato fin d’ora imbevuto. E così si siede dietro alle pelli e in combutta con Marco Marzo Maracas e Floriano Bocchino, già con lui nel progetto Moltheni, decide di fare musica con il cuore. Musica strumentale, per la precisione.

Curioso perché tutti fanno il percorso inverso, e dopo dieci anni a suonare musica strumentale cercano uno sbocco nel cantato per riassettare un genere che è finito suo malgrado nello sgabuzzino e forse anche per cercare più visibilità e arrivare alle orecchie di altri.
Insomma se non ci fosse il signor Moltheni dietro, molti avrebbero parlato di un mini album uscito solo su vinile (che poi vedrà la luce su cd a settembre)? Dura da dirsi.

Comunque, il trio dei Pineda con chitarra, rhodes e batteria inanella sei episodi strumentali abbastanza dritti, con mani e cuore negli anni 70 (Soft Machine e Canterbury i riferimenti), un episodio simil Calibro 35, qualche passaggio in stile Tortoise (per quel suono di tastiera-vibrafono che fa petali leggeri sull’andamento ripetitivo), un po’ di voglia di confrontarsi con il post rock emozionale che è stato, e anche un inframmezzo più sperimental – psichedelico.

Luca Freddi

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