Polar For The Masses – Silence

Polar For The Masses Silence /5
Terzo disco per i vicentini Polar For The Masses, e forse è la volta buona che un po’ di gente si accorga del talento di questo gruppo. “Silence” è indubbiamente un lavoro interessante, soprattutto per il suo saper carpire alcuni elementi tipici di questa o quella band famosa e riadattarli in uno stile piuttosto personale.

Terzo disco per i vicentini Polar For The Masses, e forse è la volta buona che un po’ di gente si accorga del talento di questo gruppo. “Silence” è indubbiamente un lavoro interessante, soprattutto per il suo saper carpire alcuni elementi tipici di questa o quella band famosa e riadattarli in uno stile piuttosto personale.

Alt rock, sicuramente. Di quello di qualità, però. Che oscilla fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Da un lato si recuperano alcune atmosfere post – punk e dark di matrice anni Ottanta, come accade in “Dismembered”, “U.T.W.” e “Ignorance”, dall’altro si punta ad enfatizzare un groove dal taglio spiccatamente moderno, che potrebbe far pensare a dei Queens Of The Stone Age sotto roipnol e privi di altre droghe. Già, perché il sound dei Polar For The Masses è rilassato, sornione: predilige la costruzione di ambienti sonori nebbiosi e fumosi, raramente pigia il piede sull’acceleratore, e quando lo fa la mano non è mai troppo calcata né troppo pesante (cfr. “Rust” o la stessa “Dismembered”). Più fioretto che spada, insomma. È chiaro che l’intento del complesso sia quello di fondere insieme sfondi sonori dei più differenti, cercando di conciliare quello che a prima vista apparirebbe inconciliabile: si prendano ad esempio i sei minuti di “Consequences”, che sovrappongono un riff di basso epidermico e molto caldo ad un feedback d’impronta noise che permane lungo tutta la durata del pezzo. Una visione, quindi, che mira a ricomporre la quasi totalità dei fermenti che hanno interessato il rock alternativo degli ultimi anni in un unico quadro distorto. C’è anche spazio per il post – rock, come testimonia la parte chitarristica della conclusiva “Guilty”, quasi mogwaiana (ma il ritornello è power pop), e per la ballad ‘maledetta’ “Sailing Away”, ipotesi di garage glam dalle parti di Iggy Pop e David Bowie.

Quello che potrebbe frenare i Polar For The Masses è la sensazione che un po’ si risparmino. Sicuramente non è così, eppure la scelta di basare tutto il disco su brani così soffici, quasi trattenuti, fa venir voglia si sentirli pestare di più, almeno in qualche traccia. Non sono comunque da sottovalutare, un ascolto (sul loro MySpace) è più che consigliato.

Stefano Masnaghetti

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