Poor Moon Illusion EP

3/5
C’è tanta storia dietro questo primo Ep di cinque tracce, siglato Poor Moon.  Innanzitutto questa band è stata inizialmente creata e pensata come progetto a distanza, perché tutti i membri del gruppo sono principalmente coinvolti in altre formazioni: abbiamo difatti da un lato i due fratelli Murray dei Christmas Card, e dall’altro il bassista e

C’è tanta storia dietro questo primo Ep di cinque tracce, siglato Poor Moon.  Innanzitutto questa band è stata inizialmente creata e pensata come progetto a distanza, perché tutti i membri del gruppo sono principalmente coinvolti in altre formazioni: abbiamo difatti da un lato i due fratelli Murray dei Christmas Card, e dall’altro il bassista e il tastierista dei Fleet Foxes, ovvero Christian Wargo e Casey Wescott.  I quattro si conoscevano già anni fa, prima che Wargo e Wescott confluissero nell’ormai famosa band di Seattle. Come in tutti i progetti paralleli e (per l’appunto) a distanza, le cose vanno a rilento, ci si manda le tracce e le bozze dei pezzi l’un l’altro certo, ma l’assenza di tempo c’è e si fa sentire. Capita dunque che passino inosservati per un po’ di anni, ma alla fine basta qualche data come band di supporto qua e là e i quattro si fanno conoscere. E’ così quindi che nasce l’Ep Illusion, per la (onnipresente) Sub Pop Records.

Come detto in precedenza, c’è tanta storia dietro l’esordio di questa band.  E qualcuno potrebbe infatti dire che c’è forse più storia e lavoro dietro di quanto ne risulti “davanti”, ovvero nel disco.  In effetti ascoltando i cinque brani che ne fanno parte, si sente con gran invadenza l’influsso di Pecknold & co, sia negli accompagnamenti folk ipnotici come nelle armonizzazioni vocali che producono echi sognanti, velati di una cupa malinconia (Illusion, Widow, Anyplace) che ricorda vagamente brani come Tiger Mountain Peasant Song e The Shrine/An Argument.

I Poor Moon si distaccano però dalla coralità che contraddistingue quest’ultimi, prediligendo un assetto più minimale, dove a stento si sentono più di due voci duettare a tempo, e anche il reparto strumentale viene largamente alleggerito. Un’altra nota di demarcazione riguarda il genere, perché se le radici folk sono ben in vista, è altrettanto rilevante la tendenza blueseggiante del gruppo, che ha nei brani Once Before e (soprattutto) People In Her Mind le sue più alte vette. L’ultimo brano citato è infatti dotato di una personalità e freschezza tali da trattenere anche l’ascoltatore più scettico che probabilmente aveva finora skippato le tracce antecedenti, e fa quindi ben sperare per il futuro della band – che, visto lo hiatus vigente in casa Fleet Foxes, potrebbe essere davvero una bella consolazione, se non qualcosa di più.

Andrea Suverato


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