[Pop Punk] Paramore – The Final Riot (2008)

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  Born for This –  That’s What You Get – Here We Go Again – Fences – Crushcrushcrush – Let the Flames Begin – When It Rains – My Heart – Decoy – Pressure – For a Pessimist, I’m Pretty Optimistic – We Are Broken – Emergency – Hallelujah – Misery Business http://www.paramore.net/http://www.fueledbyramen.com/ Il bello

 

Born for This –  That’s What You Get – Here We Go Again – Fences – Crushcrushcrush – Let the Flames Begin – When It Rains – My Heart – Decoy – Pressure – For a Pessimist, I’m Pretty Optimistic – We Are Broken – Emergency – Hallelujah – Misery Business

http://www.paramore.net/
http://www.fueledbyramen.com/

Il bello di band come i Paramore è che se metti da parte tutti i pregiudizi (“Eh, ma fanno pop punk, quindi lo fanno per soldi”, “Eh, ma tirano avanti perché la Hayley Williams è una bella bimba”, “Eh, ma se durano due dischi è già da far i salti.. non hai visto che han cancellato parte del tour perché, a momenti, andavano in crisi e facevano saltare il giocattolino?”) ti trovi davanti una band giovane, un po’ inesperta, ma che è riuscita a fare un paio di dischi che sono superiori a molto materiale iperprodotto, in fatto di freschezza e orecchiabilità. Questo “The Final Riot” è un live, registrato nell’agosto 2008 a Chicago, che immortala l’ultima data del tour di supporto al fortunato “Riot”.

Il live non è esente da difetti: uno fra tutti, il fatto che, a causa della già citata inesperienza,  la band non sia proprio perfetta (ci sono dei cali di voce della cantante Hayley Williams, e anche strumentalmente ci sono degli stacchi non proprio precisi) nel riproporre i propri brani. Ma sono molti i punti positivi: primo tra tutti, una resa sonora del disco che, pur non essendo cristallina e iperprodotta, rende bene l’energia della band e del live, mettendo in risalto anche la presenza del pubblico che, al contrario di molti live, è ben udibile anche quando la band suona. Altro punto positivo sono gli apici del live, cioè la canzone “Fences”, con uno dei ritornelli più azzeccati degli ultimi anni, e la riproposizione, quasi scontata, di “Hallelujah” di Leonard Cohen prima del loro (omonimo pezzo). Infine, un certo entusiasmo sano e genuino (in barba alle notizie di scioglimento che giravano tempo fa) che ci fa pensare ad una band di gente che non è ancora pienamente cosciente del successo.

Un cd/dvd live che chiude in bellezza un fortunatissimo anno per i Paramore, come è stato questo 2008. La prova del nove sarà il loro prossimo terzo disco, programmato per l’estate 2009: sarà questo a farci capire se la band potrà puntare alle arene o se dovrà restare confinata a festival itineranti come il Warped Tour. Personalmente ci spero: trovare gente di vent’anni capace di scrivere dei pezzi così freschi non è facile.

Nicola Lucchetta

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