[Pop Rock] Def Leppard – Yeah! (2006)

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20th Century Boy (by T-Rex) – Rock On (by David Essex) – Hangin On The Telephone (by The Nerves and Blondie) – Waterloo Sunset (by The Kinks) – Hell Raiser (by Sweet) – 10538 Overture (by Electric Light Orchestra) – Street Life (by Roxy Music) – Drive-In Saturday (by David Bowie) – Little Bit Of

20th Century Boy (by T-Rex) – Rock On (by David Essex) – Hangin On The Telephone (by The Nerves and Blondie) – Waterloo Sunset (by The Kinks) – Hell Raiser (by Sweet) – 10538 Overture (by Electric Light Orchestra) – Street Life (by Roxy Music) – Drive-In Saturday (by David Bowie) – Little Bit Of Love (by Free) – The Golden Age Of Rock & Roll (by Mott The Hoople) – No Matter What (by Badfinger) – He’s Gonna Step On You Again (by John Kongos) – Don’t Believe A Word (by Thin Lizzy) – Stay With Me (by Faces)

http://www.defleppard.com
http://www.universalmusic.it

I Def Leppard rimangono, almeno per me, uno dei misteri dell’universo. Prima avversari degli Iron Maiden, poi inventori del pop metal anni ’80 che tante stragi farà negli USA (chi ha detto Bon Jovi e Poison?), pionieri dell’hard rock iperprodotto, creatori dei pezzi più zuccherosi mai suonati con una chitarra elettrica eppure protagonisti di tragedie da dannati del rock, primi rockettari a puntare direttamente ad un pubblico di topa nonostante l’orribile frangia del cantante, adorati in America ma odiati come traditori nella patria Inghilterra, una delle rock band con più dischi venduti -tra le sole 5 ad aver avuto ben due dischi sopra i 10 milioni- eppure se li nomini in giro sembra che nessuno li conosca. E allora mi chiedo: chi li ha comprati sti cazzo di 50 milioni di dischi?

Comunque, dopo una carriera stellare arriva anche per loro l’inutile idea del disco di cover. La scelta è ricaduta completamente sul pop/rock, glam, art rock e proto-punk britannico degli anni ’70. Certi brani sono così classici da essere già ritenuti vecchi a metà anni ’80 ma la produzione è talmente perfetta da farli sembrare usciti da un recente disco di pop rock americano. Al massimo dell’euforia, insomma, sembra di guardare uno spot delle Mentos o delle lame Gillette. La scelta dei pezzi almeno è coraggiosa e come tributo il tutto è sincero. Fa certo un po’ senso sentirsi un David Bowie nella sua versione più mielosa o la superproduzione in studio su ‘Rock On’, ma è anche un piacere sentire di nuovo classici graffianti come ’20th Century Boy’, ‘Street Life’ e ‘Don’t Believe a Word’. Suona fresco ed è così carino e ben fatto da suscitare tenerezza, dato che sarà ignorato dai metallari, snobbato dai giovani e forse neanche considerato dai fans. Però per qualcuno con le orecchie soffici potrebbe essere una sorpresa.

M.B.

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