[Pop Rock] The Keith Reid Project … (2008)

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  [Pop Rock] The Keith Reid Project – The Common Thread (2008) In God’s Shadow, You’re The Voice, The Heartbreak House, A Common Thread, Potters Field, Gold Fever, Venus Exploding, The Only Monkey, It Might Be Your Heart, Silver Town, Ninety-Nine Degrees In The Shade, Too Close To Call, Right About Now http://www.myspace.com/keithreidprojecthttp://www.rockville-music.com Certe volte

 

[Pop Rock] The Keith Reid Project – The Common Thread (2008)

In God’s Shadow, You’re The Voice, The Heartbreak House, A Common Thread, Potters Field, Gold Fever, Venus Exploding, The Only Monkey, It Might Be Your Heart, Silver Town, Ninety-Nine Degrees In The Shade, Too Close To Call, Right About Now

http://www.myspace.com/keithreidproject
http://www.rockville-music.com

Certe volte i sogni diventano realtà, e Keith Reid, l’ideatore dei Procol Harum (1967), è riuscito a realizzare il suo mettendo in piedi un progetto che si affida ai protagonisti della storia del rock, sfoggiando un songwriting a dir poco eccezionale e producendo un disco che vanta l’eleganza e il carattere dei più grandi autori della musica contemporanea.

E’ impressionante e allo stesso tempo commovente ascoltare, uno dietro l’altro, artisti del calibro di John Waite (Bad English), Bernie Shanahan (Alice Cooper, Cher e Bolton), Terry Reid (che non ha bisogno di presentazioni), Chris Thompson (Mike Oldfield tra gli altri) e accorgersi che sono tutti legati da un filo conduttore magico che poi non è altri che l’ingegnosa fantasia di Keith Reid, nelle vesti di grande interprete e straordinario compositore.

Esatto, composizioni all’avanguardia e composizioni che restano e resteranno nel tempo, perché pezzi quali In god’s Shadow, You’re The Voice (inedito scritto nel lontano 1986 e qui riproposto nella versione originale) e The Only Monkey hanno tutti i caratteri distintivi del brano di successo a lungo termine, arrangiamenti mai scontati e per certi versi tradotti nell’idioma universale dell’arte.
E’ musica che ha un approccio minimalista, è un’esperienza che rilancia il pop rock in una dimensione che apre all’americana, al blues, al latino, al folk irlandese, adatta ad un parco ascoltatori che si assesta tra gli otto e gli ottant’anni.

Una rarità ascoltare un disco del genere in un’epoca macchiata dai facili modernismi. Molto spesso siamo “attaccati” da una serie di lavori superprodotti ai quali manca l’anima: qui viene prima la composizione, stellare, subito dopo il cast, spaziale, e infine la produzione, anch’essa astrale. Nient’altro da aggiungere se non che si tratta di un disco, se non l’avete capito, da comperare seduta stante.

Gaetano Loffredo

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