[Pop/Punk] Heike Has The Giggles – Sh! (2010)

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www.myspace.com/heikehasthegiggles Gli Heike Has The Giggles si affacciano al panorama nazionale con Sh!, un album che parte in quarta già dalla prima canzone, ci assale come un plotone di cheerleaders in una festa al college e ci  costringe a saltare, urlare e ballare come se avessimo quindici anni. Ah, se solo avessimo quindici anni. Allora sì


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Gli Heike Has The Giggles si affacciano al panorama nazionale con Sh!, un album che parte in quarta già dalla prima canzone, ci assale come un plotone di cheerleaders in una festa al college e ci  costringe a saltare, urlare e ballare come se avessimo quindici anni.
 
Ah, se solo avessimo quindici anni. Allora sì che ci potremmo innamorare di loro senza farci troppe domande, esattamente come abbiamo fatto col primo ragazzo, quello del liceo, quello che quando parlava d’amore ci diceva parole mai sentite. Se avessimo quindici anni potremmo prendere gli Heike Has The Giggles come l’ultima, bellissima, novità, come aria fresca e colonna sonora per le nostre vite veloci.

Purtroppo però siamo più vecchi e la memoria storica esiste, purtroppo questi ragazzi di Solarolo partono penalizzati dal passato: dai Be Your Own Pet almeno quanto dalle Sleater-Kinney, dai Disco Drive e dai Red Worm’s Farm, dagli Hot Gossip e da tutta quella gente che il verbo della chitarra spinta e nervosa, della musica con un piede nel punk e uno nel funky mentre la testa sta nel CBGB’S lo hanno diffuso già da parecchi anni.

Cosa dire allora di un album che parte già sentito già dal primo pezzo? Che per brillare in un mucchio bisogna avere doti che spicchino e che, se qualcuna di queste doti gli HHTG ce l’hanno, prima fra tutte una cantante bravissima che suona altrettanto bene la chitarra, oltre ad una buona intuizione per le melodie pop (questo album è molto, molto pop, intendiamoci) e una sezione ritmica che più precisa non potrebbe essere, per altri versi, proprio, non riescono ad impressionare.

Sh! è un album che dire monotematico è dire poco, sembra un’unica canzone che dura troppo e nonostante i cambi di tempo, i rallentamenti e le spinte sull’acceleratore rimane quasi noioso, una volta che lo stupore iniziale si trasforma in abitudine. Speriamo che l’esperienza insegni, così come ha insegnato a molti, che per fare un bel disco non basta rivisitare il passato, che si dovrebbe aggiungerci del proprio, speriamo perché non sono certo le qualità che mancano, forse giusto un filo di creatività in più.

Francesca Stella Riva

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