Port Royal – The Golden Age Of Consumerism

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Un doppio discone di trentatré pezzi segna i dieci anni di carriera dei Port Royal, ormai ovunque, meritatamente, alfieri dell’indietronica italiana. Il primo disco di “The Golden Age Of Consumerism” è, come da tradizione, una raccolta di b-sides che spazia per tutta la loro carriera: dal primo Ep, “Kraken”, allo split con Absent Without Leave,

Un doppio discone di trentatré pezzi segna i dieci anni di carriera dei Port Royal, ormai ovunque, meritatamente, alfieri dell’indietronica italiana. Il primo disco di “The Golden Age Of Consumerism” è, come da tradizione, una raccolta di b-sides che spazia per tutta la loro carriera: dal primo Ep, “Kraken”, allo split con Absent Without Leave, fino alle varie apparizioni nelle compilation e a due inediti, uno, “Hans Kelsen”, in collaborazione con l’amata Linda Bjalla (Aka Izumi Suzuki), l’altro, “Günther Anders”, proposto in versione estesa: ben undici minuti di elettronica d’ambiente soffusa che si accende solo alla fine, per poi sfumare. Entrambi i pezzi poco aggiungono a quella che è già un’ottima produzione: come sempre in questi casi il vero genio si vede nei remix, e il secondo disco, in questo senso, è rivelatore.

La partenza è in bomba: “Shree Bangs Special” degli Ak Kids si imbellisce con una trama più fitta e shoegaze, in “We All Wanna Be Prince”, di Felix Da Housecat, la tamarraggine Italo Disco sfuma per lasciare spazio al meglio del groove e della melodia, i Blown Paper Bags perdono l’irruenza e guadagnano in orecchiabilità mentre i Tre Allegri Ragazzi Morti (“La Faccia Della Luna”) ci fanno più bella figura che in tutto il loro nuovo disco dub. I Port Royal sono una macchina da guerra assai ben rodata, con un sound sempre più marcato e riconoscibile, basta sentire cosa succede a “L’ultimo gesto”, della band post Il Cielo di Baghdad, per capire quanto e come il loro linguaggio sonoro riesca a modificare radicalmente qualsiasi pezzo e, conseguentemente, a Port-Royalizzarlo. Certo, questo è solo uno dei tanti modi di fare remix: rendere proprio qualcosa di alieno e darne in pasto al pubblico una versione nuova e più simile alle proprie corde, di sicuro non è l’unico, ma è senza dubbio il linguaggio che questo gruppo ha fatto più proprio, e c’è da levarsi il cappello.

Buon decimo compleanno, Port-Royal, è sempre un piacere.

Francesca Stella Riva

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