[Post – Ambient] Rohmer – Rohmer (2008)

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  Angolo 1 – Ecran Magique – Lhz – V. (Moda Reale) – Wittgenstein Mon Amour 2.12 – Cifra3 – Angolo Due – Metodiche Di Salvezza – Elimini Enne ù http://www.myspace.com/rohmerofficial I Rohmer nascono dalle ceneri dei Finisterre, una delle realtà più importanti del progressive in Italia, e ci propongono un album che dal progressive

 

Angolo 1 – Ecran Magique – Lhz – V. (Moda Reale) – Wittgenstein Mon Amour 2.12 – Cifra3 – Angolo Due – Metodiche Di Salvezza – Elimini Enne ù

http://www.myspace.com/rohmerofficial

I Rohmer nascono dalle ceneri dei Finisterre, una delle realtà più importanti del progressive in Italia, e ci propongono un album che dal progressive di sicuro parte ma solo per espandersi, poi, verso altri e più interessanti lidi.

Un lavoro accuratissimo sugli arrangiamenti e l’abilità tecnica di tutti i musicisti partecipanti a questo progetto sono fra i primi punti di forza di questo album, che risulta solido nonostante punti a descrivere  atmosfere estremamente rarefatte. Ogni traccia pare studiata nei minimi particolari: il gioco di contrasti tra Angolo Uno e Angolo Due lascia piacevolmente sorpresi per la ricchezza armonica, e V(Moda Reale), che richiama vistosamente autori come Tim Buckley, rimane uno dei pezzi più godibili dell’album.
Interessante la capacità che ha questo gruppo di evidenziare, giocare con i silenzi. All’interno di una composizione di ventidue minuti come può essere Elimini-enne, ad esempio, ne possiamo trovare quasi tre in cui l’atmosfera rallenta fino a diventare impalpabile, sostenuta solo da un dialogo minimale fra tromba e tastiera. E’ sempre sintomo di grossa sensibilità musicale sapere giocare con i crescendo e i diminuendo. E anche in Lhv i Rohmer si dimostrano, in questo, dei veri maestri.
In altri pezzi sono le voci a dialogare fra loro e con gli strumenti, voci tutte recitate, registrate, a volte effettate(quello, forse, con non troppo gusto), che spesso funzionano da spartiacque fra due diverse armonie. Se qualche nota stonata c’è,  è forse nella scelta di fraseggio e improvvisazione compiuta dagli strumenti a fiato, troppo legati all’idea di assolo jazz per creare qualcosa di veramente calzante per i brani, con una sensazione risultante di non aderenza fra armonia e melodia.

Francesca Stella Riva

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