[Post Rock] Cog – Sharing Space (2008)

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  No Other Way – Are You Interested? – The Movies Over – What If – Bird Of Faether – Swamp – Sharing Space – Say Your Last Goodbye – How Long – The Town Of Lincoln – Bitter Pills – Four Walls – Problem, Reaction, Solution. http://www.cog.com.au/sharing_space/index.phphttp://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=261728269 Sharing Space è il secondo capitolo degli

 

No Other Way – Are You Interested? – The Movies Over – What If – Bird Of Faether – Swamp – Sharing Space – Say Your Last Goodbye – How Long – The Town Of Lincoln – Bitter Pills – Four Walls – Problem, Reaction, Solution.

http://www.cog.com.au/sharing_space/index.php
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=261728269

Sharing Space è il secondo capitolo degli australiani Cog, band fautrice di un post rock dalle influenze progressive estremamente tecnico e personale.
Il disco è ricco di emozioni soffuse, come se le menti compositive dei fratelli  Gower e di Lucius Borich avessero voluto avvolgere l’ascoltatore con una fitta nebbia nella quale far pervenire delicate, quanto semplici emozioni con un utilizzo strumentale spesso ridotto al minimo indispensabile ed il tutto guidato dalla voce sempre ben presente di Flynn.

L’album si apre con una sfida di certo originale: per quanto azzardata, la lunga opener “No Other Way” risulta essere, nei suoi quasi  dieci minuti, il miglior brano del platter ed è forse il manifesto  più rappresentativo della musica dei Cog: un rock molto suggestivo dalle tinte progressive basato essenzialmente sul gran lavoro di Lucious dietro le pelli sul quale la chitarra ricama delicate melodie e sensazioni. Il brano è molto ben articolato con una meticolosa alternanza di ritmi ed immagini e, se da una parte risulta sinceramente difficile raccontare le suggestioni di un pezzo di tale bellezza, dall’altra non si possono non evidenziare gli stupendi cori che sorreggono le strofe e l’impressionante accompagnamento jazzistico di Luke al basso. La successiva “Are You Interested?” rappresenta forse quella che sarebbe dovuta essere la vera opener dell’album: un brano frizzante in cui il rock dalle ritmiche serrate degli australiani viene tinto da una vena funky che lo rende piacevole e diretto. “The Movies Over” offre anch’essa un impatto diretto, ma molto più cupo del brano precedente, per divenire poi molto delicata nel break centrale il quale, però, non riesce a dare la necessaria freschezza ad un brano che mi ricorda molto da vicino i successi legati alle produzioni made in Hollywood dei Linkin Park. Con “What If”  inizia la fase più intimista del disco attraverso un utilizzo molto misurato di tutto ciò che non rientri nelle competenze del basso e della batteria: caratteristiche che lasciano nelle sole corde vocali di Flynn l’onere di dare spessore ad un pezzo che  purtroppo non riesce mai a decollare, se non nel potente refrain.

“Bird Of Feather” è caratterizzata da un bel crescendo iniziale che porta, anche grazie a linee vocali ben riuscite, ad un interessante intermezzo dalle forti tinte progressive per un brano piacevole sin dal primo ascolto e che scorre veloce nel lettore. Dopo la non esaltante semi-ballad  “Swamp” è il turno della title track, altro brano di serrato rock visionario che, tuttavia, non si discosta di molto dai brani precedenti e non risulta particolarmente ispirata. Di impatto sicuramente migliore è la successiva “Say Your Last Goodbye”, bel brano dal ritmo incalzante aiutato non solo da un refrain molto ben riuscito ma soprattutto da belle linee vocali sorrette da un magistrale impianto ritmico. Dopo la breve parentesi di “How Long” e la poco incisiva “The House Of  Lincoln” si arriva, dopo un lungo e suggestivo intro dai sapori orientali, alla riflessiva “Bitter Pills” la quale, purtroppo, fatica a trovare una sufficiente dinamicità per giustificarne gli oltre sette minuti di durata e che, nonostante piacevoli melodie e la consueta meticolosità nello sviluppare ogni singolo suono, risulta di difficile ascolto. Con “Four Walls” si giunge al momento più prettamente sperimentale della band australiana  con un brano sorprendente in cui elettronica, rock, progressive e una punta di dark risultano i colori con i quali i nostri dipingono uno dei ritratti più belli. Arriveremo così al gran finale che, come l’opener, è rappresentato da un brano di oltre nove minuti, “Problem, Reaction, Solution” che per quanto si lasci ascoltare piacevolmente manca dei necessari cambi di ritmo per rendere il brano incisivo e degno di onori.

Si giunge così alla fine di un album che seppur  prodotto e suonato magistralmente alterna pezzi entusiasmanti a capitoli meno riusciti e maggiormente derivativi che non permettono al lavoro una valutazione eccessivamente elevata per un disco che, comunque, mi sento di  raccomandare agli amanti del genere.

Marco Ferrari

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