Dredg – Catch Without Arms

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Eterei, a tratti mistici, non troviamo altre parole per definire i Dredg. Ogni disco è un nuovo viaggio, un nuovo punto di vista per osservare l’assoluto. Un misto di tecnica, ispirazione, capacità compositive e tanto, tantissimo talento, sono alla base dei nostri, per un sound unico che, a (brevi) tratti è memore della lezione dei

Eterei, a tratti mistici, non troviamo altre parole per definire i Dredg. Ogni disco è un nuovo viaggio, un nuovo punto di vista per osservare l’assoluto. Un misto di tecnica, ispirazione, capacità compositive e tanto, tantissimo talento, sono alla base dei nostri, per un sound unico che, a (brevi) tratti è memore della lezione dei Radiohead, degli Earthone 9, dei Tool, degli Smiths, degli U2.
Questo terzo episodio è il disco più squisitamente pop del gruppo americano, privo di quel tocco un po’ folle, sognante e quasi psichedelico dell’ottimo “El Cielo”, predecessore e scomodo punto di riferimento (nonché uno dei migliori dischi dell’ultima dozzina di anni), forse più ‘luminoso’, sicuramente più concreto e ‘delicato’.
Forse la parola giusta per descrive la proposta dei Dredg è ‘poesia’ e questo nuovo lavoro non fa certo eccezione, né sfigura rispetto ai precedenti.

S.D.N.

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