[Post Rock] Tortoise – Beacons Of Ancestorship

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[Post Rock] Tortoise – Beacons Of Ancestorship (2009) High Class Slim Came Floatin’ In – Prepare Your Coffin – Northern Something – Gigantes – Penumbra – Yinxianghechengqi – The Fall Of Seven Diamonds Plus One – Minors – Monument Six One Thousand – De Chelly – Charteroak Foundation http://www.trts.comhttp://www.thrilljockey.com Per pubblicare il sesto disco in

[Post Rock] Tortoise – Beacons Of Ancestorship (2009)

High Class Slim Came Floatin’ In – Prepare Your Coffin – Northern Something – Gigantes – Penumbra – Yinxianghechengqi – The Fall Of Seven Diamonds Plus One – Minors – Monument Six One Thousand – De Chelly – Charteroak Foundation

http://www.trts.com
http://www.thrilljockey.com

Per pubblicare il sesto disco in studio della loro carriera i Tortoise hanno deciso di prendersi un lungo periodo di riflessione, tanto che “Beacons Of Ancestorship” esce a ben cinque anni di distanza dal precedente “It’s All Around You”. Una pausa ben ponderata: probabilmente loro stessi avevano compreso di star perdendo qualità e ispirazione, diventando sempre più scontanti e di maniera uscita dopo uscita. Con “It’s All Around You” il quintetto di Chicago aveva toccato il fondo, snaturando la propria estetica musicale per poter comporre un disco sì più melodico, caldo e vellutato dei precedenti, ma anche molto più banale e scontato, quasi una rilettura arteriosclerotica del progressive degli anni Settanta. In breve, un’opera per nulla interessante.

Con “Beacons Of Ancestorship” i Tortoise tornano ad essere freddi e cerebrali. Quindi tornano ad essere interessanti. Soprattutto si ricordano di esser stati fra i gruppi post rock più importanti di sempre e vogliono tornare ad esserlo, cambiando ancora una volta stile e soluzioni sonore, riscoprendo la loro natura di sperimentatori da laboratorio e traslatori del rock all’interno dell’avanguardia, avendo il coraggio di portare fino alle estreme conseguenze le intuizioni presenti nei capolavori degli anni Novanta.

Via marimba e vibrafono, assottigliamento della componente jazz, incremento delle tastiere e di soluzioni che pescano a piene mani dal minimalismo (Charteroak Foundation), uso di sottili tessiture elettroniche in quasi tutte le composizioni. Queste sono, in estrema sintesi, le caratteristiche degli undici brani strumentali che compongono “Beacons”, forse il disco più ‘post’ che i Tortoise abbiano mai composto, per il quale i cinque non avrebbero potuto scegliere miglior copertina. Perché abbiamo a che fare con un album di musica astratta, in cui, ancor più che in passato, la band dissolve del tutto i contenuti fisici ed emotivi di cinquant’anni di rock per ricercare il puro equilibrio della forma nei rapporti timbrici, armonici e melodici. “High Class Slim Came Floatin’ In” recupera certe tentazioni prog ma, questa volta, prive di qualsiasi compiacimento retrospettivo e tese solamente a mettere in luce gli incastri ritmici e i cambi di atmosfera. “Prepare Your Coffin” potrebbe essere una canzone di ‘arena rock’, alla quale è stata però tolta tutta la magniloquenza emozionale. “Gigantes” si permette di liofilizzare e ridurre a nudo scheletro ritmico persino la musica latina, e l’impronunciabile “Yinxianghechengqi” fa lo stesso con il punk, il noise e la fusion. Sorte simile viene riservata alla musica cinematica e all’elettronica, rispettivamente vivisezionate in “The Fall Of Seven Diamonds Plus One” e “Monuments Six One Thousand”.

A “Beacons”, chiaramente, manca l’effetto sorpresa del debutto e la freschezza di “Millions Now Living Will Never Die”. Tuttavia il rigore formale con il quale è stato ideato e la produzione nitida e bilanciata lo rendono uno dei miglior dischi targati Tortoise, sicuramente quello più freddo e ‘alieno’, un tentativo di astrattismo musicale che potrebbe essere accostato a Mondrian, se volessimo tracciare un parallelo pittorico. Ed è anche il segno di una ritrovata vitalità da parte di una band data per morta e relegata nel dimenticatoio troppo presto, che ora torna in scena con rinnovata energia e una ancor più rigida disciplina strutturale. A volte questo non è un difetto.

Stefano Masnaghetti

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