[Power Metal] Stratovarius – Polaris

/5
[Power Metal] Stratovarius – Polaris (2009) Deep Unkown – Fallign Star – King Of Nothing – Blind – Winter Skies – Forever Is Today – Higher We Go – Somehow Precious – Emancipation Suite I: Dusk – Emancipation Suite II: Dawn – When Mountains Fall http://www.stratovarius.com/http://www.ear-music.net/http://www.edel.it/ Dopo anni di soap opera, arriva il primo disco

[Power Metal] Stratovarius – Polaris (2009)

Deep Unkown – Fallign Star – King Of Nothing – Blind – Winter Skies – Forever Is Today – Higher We Go – Somehow Precious – Emancipation Suite I: Dusk – Emancipation Suite II: Dawn – When Mountains Fall

http://www.stratovarius.com/
http://www.ear-music.net/
http://www.edel.it/

Dopo anni di soap opera, arriva il primo disco degli Stratovarius con la  nuova lineup. Divorziati dal chitarrista, fondatore e principale compositore Timo Tolkki, ora perso nelle sue manie sinfoniche nei Revolution Renaissance, rimangono Kotipelto (voce), Johannsson (tastiere) e Michael (batteria).

Kotipelto e Johannsson si alternano alla stesura dei pezzi, assieme ai nuovi entrati Lauri Porra (basso) e Matias Kupiainen (chitarra). L’album recupera il classico Strato-sound del periodo di massimo successo commerciale, tipo Infinite (2000), in una serie di pezzi che assomigliano tutti ai loro genitori. La ditta Kotipelto/Kupiainen porta i migliori ritornelli, linee vocali e chitarre (‘Deep Unknown’, ‘Higher We Go’, ‘Somehow Precious’), il veterano Johannsson porta atmosfera e tastiere a non finire (‘King Of Nothing’, ‘Winter Skies’) ma anche, curiosamente, il pezzo più veloce del lotto (‘Blind’). In questi episodi il cd scorre bene, ma viene affossato dall’ampia parte scritta dal bassista. Il nuovo arrivato si prende, stranamente, una buona fetta di “Polaris” ma con risultati deludenti: quando va bene (‘Forever Is Today’) è un riempitivo che scimmiotta i classici duelli chitarra/tastiere degli Strato, ma a fine disco ci si becca una lunga suite più un lento che, pure non essendo terribili, commettono gli stessi errori di prolissità, lentezza e banali sinfonie degli ultimi dischi con Tolkki…insomma, due palle. Si è inserito molto meglio il nuovo chitarrista, che svolge bene il proprio compito risultando un virtuoso un po’ carente di ritmica come il caro vecchio Tolkki.

In definitiva una discreta release che soffre un po’ per un finale al rallentatore. Un buon inizio per rodare la lineup, un piacere per i fans degli Strato delusi dalle ultime sperimentazioni, ma il meglio è già stato fatto nella scorsa decade.

Marco Brambilla

Condividi.