[Progressive] Pure Reason Revolution – The Dark Third (2007)

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Aeropause – Goshens Remains – Apprentice – The Bright Ambassadors Of Morning – Nimos & Timbos – a) Voices in Winter b) In The Realms Of The Divine – Bullitts Dominae – a) Arrival b) The Intention Craft – a) He Tried To Show Them Magic b) Ambassadors Return www.purereasonrevolution.com www.insideout.de Drizzate le antenne, questo


Aeropause – Goshens Remains – Apprentice – The Bright Ambassadors Of Morning – Nimos & Timbos – a) Voices in Winter b) In The Realms Of The Divine – Bullitts Dominae – a) Arrival b) The Intention Craft – a) He Tried To Show Them Magic b) Ambassadors Return

www.purereasonrevolution.com
www.insideout.de

Drizzate le antenne, questo lavoro si candida ad essere uno dei dischi dell’anno (almeno una volta entro marzo bisogna pur dirlo!).
Non è facile parlare della musica dei Pure Reason Revolution (Rivoluzione della Ragion Pura, di ispirazione kantiana), perchè riescono fin dal debutto ad avere una personalità piuttosto spiccata, e hanno il coraggio di osare. Questo non sempre significa darsi alla pazza sperimentazione; in questo caso i nostri osano ispirarsi in maniera più o meno conclamata ai Pink Floyd più sinfonici. Si, ai peggiori Pink Floyd, è vero, ma nonostante questo la musica qui proposta non è fredda, patinata o distaccata, ma riesce a coinvolgere in maniera soffice e avvolgente, e ovviamente c’è molto altro.
Gli arrangiamenti sono veramente eccezionali, con archi, percussioni, tastiere, tappeti sonori incantevoli, e melodia sempre in primo piano, grazie alle ottime interpretazioni dei due cantanti, un uomo e una donna. Molto utilizzati i contrappunti vocali, a ricordare a tratti il progressive inglese anni ’70 (Gentle Giant), e in altri momenti incarnazioni più moderne di quel suono, come gli Spock’s Beard.
Il tutto attualizzato senza forzature, con qualche spruzzata di elettronica alla Radiohead che non disturba, anzi completa e armonizza l’insieme.
I pezzi sono tutti avvolgenti e melodici, il suono assolutamente pieno e barocco, gli arrangiamenti ricchissimi di strati. Emblematica per descrivere il disco l’accoppiata formata da “Bright Ambassadors Of Morning”, in cui le chitarre prendono il sopravvento e la trama si fa più dura con un incedere ipnotico e circolare, che sfuma direttamente al pop di “The Exact Colour” con linee vocali che ricordano i Red Hot Chili Peppers più piacioni, pur se gli arrangiamenti proprio non riescono a mantenere l’iniziale minimalismo e sfociano in tappeti di archi, che potrebbero arrivare da un disco di Sufjan Stevens.
Insomma un disco ricchissimo di spunti e di idee, suonato e arrangiato in maniera eccezionale, pieno di stratificazioni, di complessità mai troppo cerebrali, di melodie mai troppo scontate, in definitiva di classe. Da avere.

S.R.

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