[Progressive Rock] Asia – Phoenix (2008)

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  Never Again – Nothing’s Forever – Heroine – Sleeping Giant/No Way Back/Reprise – Alibis – I Will Remember You – Shadow Of A Doubt – Parallel Worlds/Vortex/Deya – Wish I’d Known All Along – Orchard Of Mines – Over And Over – An Extraordinary Life http://www.originalasia.com/http://www.frontiers.it/ Negli anni ’80, Asia fu un improbabile ‘superband’

 

Never Again – Nothing’s Forever – Heroine – Sleeping Giant/No Way Back/Reprise – Alibis – I Will Remember You – Shadow Of A Doubt – Parallel Worlds/Vortex/Deya – Wish I’d Known All Along – Orchard Of Mines – Over And Over – An Extraordinary Life

http://www.originalasia.com/
http://www.frontiers.it/

Negli anni ’80, Asia fu un improbabile ‘superband’ di musicisti prog (Steve Howe chitarrista degli Yes,  Geoff Downes tastierista di Yes e The Buggles, Carl Palmer batterista di Emerson Lake and Palmer e John Wetton bassista dei King Crimson) che per ironia della sorte ottenne successo con il semplice tormentone pop/rock tastieromelodico di ‘Heat Of The Moment’, il quale segnò la nascita di un decennio di rock da classifica dai suoni plastificati e synth a manetta. Dato che ormai stanno tornando tutti, ma proprio tutti, senza più vergogna, la loro reunion non ci coglie troppo di sorpresa…anche se, cosa abbastanza patetica, è in giro anche un’altra versione della band con membri presenti in successive llineup.
Quello che lascia stupiti è il disco che hanno tirato fuori: non è un disco in stile anni ’80…è proprio un disco degli anni ’80. Se dicessero di averlo registrato nel 1983 e averlo tenuto nel cassetto fino ad ora, noi non potremmo fare altro che crederci: i sintetizzatori, il suono fintissimo di batteria e chitarre, il cantato ultramelodico…Tra tutti i ritorni di gruppi del periodo, questo è indubbiamente il più fedele a certe sonorità, con tutti i pregi e difetti del caso. Ecco quindi per tutti gli appassionati un’ora di progressive rock ottantiano, con linee vocali in primo piano assieme alle tastiere, batteria di plastica e chitarre di sottofondo a tessere assoli e fills ingarbugliati (ottimo a riguardo il lavoro di Howe, anche se spesso la produzione lo lascia in secondo piano).
Il disco ha momenti orecchiabili come l’opener ‘Never Again’, convince pure nella latineggiante ‘Wish I’d Known All Along’, e farà contenti i fans nelle due mini suite ‘Sleeping Giant / No Way Back / Reprise’ e ‘Parallel Worlds / Vortex / Déyà’ e nelle varie parti strumentali. Il resto però è sonno molto profondo, troppo melenso: pietà! Già i pezzi più ritmati sono zucchero allo stato puro, quando si arriva a troppe ballads tutte insieme, i denti iniziano a cadere! Un ritorno assolutamente fedele al periodo d’oro della band, quindi merce preziosa per i fan; per tutto il resto del mondo potrebbe risultare quasi fastidioso.

Marco Brambilla

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