[Progressive] Van Der Graaf Generator – Trisector (2008)

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  The Hurlyburly – Interference Patterns – The Final Reel – Lifetime – Drop Dead – Only In A Whisper – All That Before – Over The Hill – (We Are) Not Here http://www.vandergraafgenerator.co.uk http://www.virginrecords.com “Present”, il disco della reunion, era stato una bella sorpresa per ogni appassionato di prog che si rispetti. I Van

 

The Hurlyburly – Interference Patterns – The Final Reel – Lifetime – Drop Dead – Only In A Whisper – All That Before – Over The Hill – (We Are) Not Here

http://www.vandergraafgenerator.co.uk
http://www.virginrecords.com

“Present”, il disco della reunion, era stato una bella sorpresa per ogni appassionato di prog che si rispetti. I Van Der Graaf Generator tornavano in pista con un doppio album pieno zeppo d’idee, avendo anche il coraggio di tentare la strada dell’improvvisazione in studio, senza però rinunciare al loro stile e alla loro sensibilità.

Tre anni dopo, licenziato Jackson, il gruppo si ripresenta sotto forma di trio, ma il risultato è un disco modesto e piuttosto prevedibile. Mi spiace molto essere così netto e usare tali parole nei riguardi di un nome storico del progressive originario, capace di scrivere capolavori negli anni Settanta e di pubblicare un grande lavoro, il sopraccitato “Present”, dopo quasi trent’anni d’inattività. Però i 53 minuti di “Trisector” non fanno nulla per smentirmi: rispetto al diretto predecessore, l’unica cosa ad essere migliorata è la qualità della produzione, mentre quella delle composizioni si è decisamente abbassata. Molte potrebbero essere le cause di questa debacle, ma personalmente ritengo che le principali siano due: la partenza di Jackson, che priva quasi interamente il full – length dei timbri degli strumenti a fiato, da sempre componente essenziale del VDGG sound, e la scelta di suoni e arrangiamenti troppo retrò, che impediscono ai nove brani presenti nell’album di poter essere credibili nel 2008. Basti pensare all’opener “The Hurlyburly”, un brano strumentale stantio e inconcludente, sorta d’incrocio malriuscito tra Genesis e Deep Purple; fin da questo pezzo, è chiaro che Hugh Banton è troppo interessato a ricostruire sonorità di quasi quarant’anni fa con il suo organo, per poter dare un contributo valido ai suoi due compagni. I quali, peraltro, sono anch’essi alla ricerca di schemi e sviluppi strumentali eccessivamente datati, tanto da far somigliare l’intera opera ad una specie di scavo archeologico inteso a disseppellire le antiche fondamenta del progressive rock Inglese; a tratti può essere commovente e affascinante, ma alla lunga il tutto viene a noia.

Troppi sono i filler che martoriano i solchi di “Trisector”, in particolare nella sua parte centrale (“The Final Reel” e “Drop Dead” rappresentano le cadute di tono maggiori). Ovvio che dei fuoriclasse come Hammill e soci sono sempre in grado di trovare il guizzo vincente, e anche in una prova sottotono come questa i momenti da salvare ci sono: così “Interference Patterns” recupera alcune cupe suggestioni degli esordi, “Only In A Whisper” è una bella ballata romantica e crepuscolare, mentre i 12 minuti abbondanti di “Over The Hill” presentano gl’incastri sonori e le classiche agitazioni ritmiche alle quali i VDGG ci hanno abituato, fin dai tempi del loro cavallo di battaglia “Man – Erg”. Ma tre buone canzoni su nove sono troppo poche per salvare un album, e “Trisector” è veramente un prodotto mediocre per dei musicisti eccezionali, quali sono i Van Der Graaf Generator.

Stefano Masnaghetti

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