[Punk Rock] Riverboat Gamblers – Underneath…

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  [Punk Rock] Riverboat Gamblers – Underneath The Owl (2009) Dissdissdisskisskisskiss – A Choppy, Yet Sincere Apology – Catastrophe – Alexandria – Pilgrims In An Unholy Land – Sleepless – Robots May Break Your Heart – The Tearjerker – Keep Me From Drinking – Steer Clear – Victory Lap http://www.theriverboatgamblers.com http://www.volcoment.com I texani Riverboat Gamblers

 

[Punk Rock] Riverboat Gamblers – Underneath The Owl (2009)

Dissdissdisskisskisskiss – A Choppy, Yet Sincere Apology – Catastrophe – Alexandria – Pilgrims In An Unholy Land – Sleepless – Robots May Break Your Heart – The Tearjerker – Keep Me From Drinking – Steer Clear – Victory Lap

http://www.theriverboatgamblers.com
http://www.volcoment.com

I texani Riverboat Gamblers sono in giro già da un po’, precisamente dal 1997. Pare che in America si siano fatti strada a furia di infuocati live show. In ogni caso, si nota subito che non si ha a che fare con novellini. A partire dallo stile di musica proposto, che deve tutto, ma proprio tutto all’hardcore melodico tanto in voga a metà anni Novanta.

Infatti, il brano d’apertura “Dissdissdisskisskisskiss” ricorda moltissimo quanto fatto dai Rancid in ambiti contigui allo ska, e anche “A Choppy, Yet Sincere Apology” si muove in quei paraggi, mentre la più tirata “Catastrophe” è un numero a mezza strada fra Pennywise e primi Offspring. E via così per quasi tutto il disco, fra cori ora melodici ora più anthemici e cadenzati, canto enfatico e ulteriori rimandi alle band sopraddette, con pure qualche accenno ai NOFX ed ai Lagwagon, che non guasta mai. Continuando nel gioco delle associazioni, si potrebbe trovare anche qualche accenno ai Queers seconda fase, quella più melodica e pop – oriented. Ma il motore dei Riverboat Gamblers viaggia quasi sempre a pieno regime: le tentazioni power pop ci sono eccome, ma la componente punk è sempre in primo piano, eccezion fatta per la stramba ballad in chiave Fifties “The Tearjerker”, che comunque rimane un esperimento riuscito.

Dischi come questo risultano piacevoli ed esaltanti proprio per la loro totale mancanza di pretese. Se poi si ha qualche anno sulle spalle e si è cresciuti nei Novanta a suon di punk melodico californiano, può anche venire un po’ di nostalgia. Amarcord a parte, il quintetto statunitense è riuscito a confezionare davvero un bell’album, in cui melodia e aggressività vanno sempre a braccetto, senza che né l’una né l’altra abbia il sopravvento. Ottimo lavoro, colonna sonora ideale per skater e snowboarder.

Stefano Masnaghetti

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