Revolver Parallel Lives

Revolver Parallel Lives Recensione /5
Nell’era dei synth, della ricerca dei suoni più esasperati, c’è ancora chi, come la band francese dei Revolver, si affida “solo” all’armonia. Detto questo, il nome non può che rievocare il settimo album dei Beatles. Ma chi aveva pensato alla “Revolver” di Madonna non scappi. Tre voci accompagnate da chitarre acustiche e cello si fondono

Nell’era dei synth, della ricerca dei suoni più esasperati, c’è ancora chi, come la band francese dei Revolver, si affida “solo” all’armonia. Detto questo, il nome non può che rievocare il settimo album dei Beatles. Ma chi aveva pensato alla “Revolver” di Madonna non scappi.

Tre voci accompagnate da chitarre acustiche e cello si fondono per la realizzazione del quarto lavoro dal 2008, un breve Ep di quattro canzoni che fa seguito all’album “Music for a While”: “Parallel Lives”. Pochi minuti di armonia, ritmica ed allegria contagiosa. In questo, come negli altri, si possono scorgere inconfondibili segni particolari intrecciarsi tra loro in un perfetto insieme. Il folk-rock di Simon and Garfunkel si mischia continuamente alla musica barocca e classica di autori come Bach o Mozart. Senza dimenticare gli odori della musica leggera francese che, resi più incalzanti, non dimenticano mai di palesarsi. L’unione di tre giovani musicisti francesi, due cantautori (Ambroise Willaume e Christophe Musset) e un musicista classico (Maxime Garoute), che iniziano a comporre musica in un piccolo appartamento di Parigi, lontani da imposizioni discografiche, ha regalato al pubblico una musica che non stanca. L’impresa più difficile è stata non cadere nel banale, nel già sentito.

I tre parigini hanno registrato “Parallel Lives” in presa diretta in un solo giorno, garanzia di un rendimento live assicurato. Attenzione perchè il loro sito ufficiale smaschera quello che sarà il prossimo album in studio, stesso stile, ma con l’aggiunta di sonorità diverse: chi vivrà, e vorrà, vedrà…

Stefano Tirabasso

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