Bruce Springsteen – Devils and Dust

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Sono passati già dieci anni da quell’intensissimo e affascinante “The Ghost of Tom Joad” che molti fan del boss non apprezzarono (o non capirono). A Bruce Springsteeen però deve essere venuta nostalgia del suono dolce e carezzevole della chitarra acustica tanto da tornare ad imbracciarla per incidere il nuovo “Devils and dust”. Un lavoro meno

Sono passati già dieci anni da quell’intensissimo e affascinante “The Ghost of Tom Joad” che molti fan del boss non apprezzarono (o non capirono). A Bruce Springsteeen però deve essere venuta nostalgia del suono dolce e carezzevole della chitarra acustica tanto da tornare ad imbracciarla per incidere il nuovo “Devils and dust”. Un lavoro meno estremo del precedente a livello musicale: il magnifico trio voce, chitarra e armonica non resta più completamente solo ma si lascia accompagnare con discrezione da un tappeto sonoro fatto di archi, tastiere, basso e batteria.
Un album dalle atmosfere familiari e intime ma allo stesso tempo cupe come suggerisce emblematicamente la title track che ci offre il punto di vista dell’autore sull’America di oggi un paese pervaso dalla paura e (“Well I dreamed of you last night / In a field of blood and stone…”) e faticosamente alla ricerca della propria identità (“What if what you do to survive / Kills the things you love”). In mezzo a tanti toni cupi spiccano però anche un paio di titoli capaci di far sognare i più rockettari tra i fan del cantante come “All the way home” e “Maria’s Bed”. Un album completo e affascinante insomma che mischia l’impegno sociale di “Matamoros Banks”, il senso religioso di “Jesus was an only son” e storie personali come quella raccontata in “Reno” (brano a luci rosse che sembra aver fatto trasalire parecchi bacchettoni d’oltreoceano) con uno Springsteen impegnato a raccontarci il meglio e il peggio di ogni uomo in un continuo equilibrio di luci ed ombre.

AL.M.

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