[Rock] Funeral For A Friend – Memory…

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Rules and Games – To Die Like Mouchette – Kicking and Screaming – Constant Illuminations – Maybe I Am? – You Can’t See the Forest for the Wolves – Building – Beneath the Burning Tree – Someday the Fire… – Waterfront Dance Club – Charlie Don’t Surf – Ghosts – Constant Resurrections Sito ufficiale della

Rules and Games – To Die Like Mouchette – Kicking and Screaming – Constant Illuminations – Maybe I Am? – You Can’t See the Forest for the Wolves – Building – Beneath the Burning Tree – Someday the Fire… – Waterfront Dance Club – Charlie Don’t Surf – Ghosts – Constant Resurrections

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Etichetta Discografica

Mettendo definitivamente una lapide al passato “emotional metalcore”, accantonando (quasi) del tutto le parti urlate, i Funeral for a Friend tornano sul mercato con “Memory and Humanity”, un anno dopo “Tales Don’t Tell Themselves”.

Come già anticipato, con l’ultimo disco parlare di emo è fuori luogo: ormai, il quintetto gallese è diventato una band rock a tutto tondo, e si presenta con un biglietto da visita fatto di tanto talento e altrettante belle canzoni. E’ impresa ardua trovare dei brani di livello mediocre in questo disco: i ragazzi si permettono di pestar duro (il singolo “Waterfront dance club”), di suonare pesante ma con melodia (le prime tre tracce), di far ballare (“Beneath the burning tree”) e di proporre delle canzoni acustiche (“Building” e “Charlie don’t surf”) rimanendo su uno standard qualitativamente buono nonostante le molteplici variazioni sul tema. Per una volta, inoltre, i singoli scelti per la promozione radiofonica non sono stati scelti solo in ottica di scalare le classifiche, ma rispecchiano alla perfezione la natura del disco: “Waterfront Dance Club / Beneath the Burning Tree” e “Kicking and Screaming”, infatti, presentano il lato più pesante, ma anche quello più melodico ed easy listening.

Senza togliere nulla al resto della band, da paura il talento del cantante Matthew Davies che, con il suo registro versatile di voce, non smette di stupirci tutti ed è, di fatto, il vero motore di questa svolta rock dei Funeral for a Friend: un musicista che potrebbe diventare un riferimento nel futuro per molte altre band. Merita di essere citata anche la presenza di Romesh Dodangoda, produttore gallese di riferimento per molte band della regione britannica (tra le tante, Manic Street Preachers, Glassjaw e Bullet for My Valentine): è autore di un lavoro superlativo, capace di mettere in risalto la voce del frontman, senza snaturare o mettere in secondo piano il lato strumentale della band, con un suono che permette di coniugare l’orecchiabilità ad una certa pesantezza.

Con il quarto disco in cinque anni, i Funeral for a Friend si spalancano le porte del successo a livello internazionale, con un disco di livello ottimo, che definire il più bello della loro, seppur breve, carriera non è un azzardo. Promossi, e non stupiamoci se in molti li citeranno, tra un paio di mesi, nelle classifiche dei migliori dischi del 2008.

Nicola Lucchetta

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