[Rock] John Frusciante – The Empyrean (2009)

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  Before the beginning – Song to the siren (Tim Buckley) – Unreachable – God – Dark/Light – Heaven – Enough of me – Central – One more of me – After the ending – http://www.johnfrusciante.comhttp://www.recordcollectionmusic.com Al termine dell’ascolto dell’ultimo lavoro di John Frusciante rimangono una manciata di buone canzoni e la fastidiosa sensazione che

 

Before the beginning – Song to the siren (Tim Buckley) – Unreachable – God – Dark/Light – Heaven – Enough of me – Central – One more of me – After the ending –

http://www.johnfrusciante.com
http://www.recordcollectionmusic.com

Al termine dell’ascolto dell’ultimo lavoro di John Frusciante rimangono una manciata di buone canzoni e la fastidiosa sensazione che si sia calcata un po’ troppo la mano cercando a tutti i costi stereotipi settantiani, cosa che può anche essere inevitabile per raggiungere un determinato risultato, ma che d’altra parte può anche stancare facilmente.
Il discorso riguarda prettamente la produzione del disco, volutamente dal sapore vintage, non si capisce come mai si continui a guardare al passato piuttosto che cercare qualcosa che proietti nel futuro, ma tant’è, vintage is cool: e allora via con tonnellate di riverbero sulla voce che vaga per i canali dello stereo, tappetoni di hammond e synth vari, cori, chitarre dall’intonazione precaria, falsetti a go go, con una piccola concessione all’elettronica sulla ritmica di Dark/Light, tanto da risultare un brano atipico all’interno del disco.
In generale si trova la volontà tanto cara a Frusciante di dare un’impronta psichedelica ai brani, come i nove minuti e oltre del mantra iniziale fatto di sola batteria e chitarra vagamente hendrixiana mai troppo intonata, rappresentando di fatto uno degli episodi migliori del disco insieme all’intensa “Central” con il suo crescendo finale assolutamente trascinante. Altrove non si raggiunge però la stessa intensità, pur con l’interessante e sofferta “Song to the siren”, cover rischiosa ma che supera la prova, o la delicata ed elegante “Heaven”, rimane comunque l’idea che si cerchi di stupire con effetti speciali (arrangiamenti in primis), quando manca in effetti qualcosa di concreto che stupisca per davvero.

Livio Novara

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