[Rock] Mudhoney – Under A Billion Suns (2006)

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Where Is The Future – It Is Us – I Saw The Light – Endless Yesterday – Empty Shells – Hard-on For War – A Brief Celebration Of Indifference – Let’s Drop In – On The Move – In Search Of… – Blindspots http://mudhoney.net/mudhoney.htm, www.mudhoney.org www.subpop.com Continuano a invecchiare bene i Mudhoney, come un vino

Where Is The Future – It Is Us – I Saw The Light – Endless Yesterday – Empty Shells – Hard-on For War – A Brief Celebration Of Indifference – Let’s Drop In – On The Move – In Search Of… – Blindspots

http://mudhoney.net/mudhoney.htm,
www.mudhoney.org
www.subpop.com

Continuano a invecchiare bene i Mudhoney, come un vino di quelli fatti con grande perizia artigiana, lontano dai riflettori della gente alla moda, e dalle pressioni della vendita a tutti i costi. E probabilmente proprio per questo, con una carriera che si avvia al ventennio, riescono a sfornare dischi con una qualità e una credibilità che sono di pochissimi. Veri e propri prime mover della scena di Seattle, non sono mai stati in cima alle classifiche ma hanno continuato a fare rock a modo loro, senza grossi. Questo “Under A Billion Suns” continua il discorso fatto con l’eccelso “Since We’ve Become Translucent”, che aveva segnato il ritorno alle origini con Sub Pop. E proprio nella continuità stanno allo stesso tempo il pregio e  il limite del lavoro, che appunto si limita a portare avanti il suono presentato dal suo predecessore: rock chitarristico pesantemente influenzato dalla psichedelia di fine anni ’60, sia nei suoni che nell’attitudine, completato da un largo uso di fiati, che danno corpo e struttura al suono.  Proprio le parti con i fiati si sono espanse sul nuovo disco, cosa ottima visto che rappresentano i momenti migliori, in cui i brani si trasformano in veri e propri viaggi; ma l’eredità da raccogliere è pesante, e se il nuovo lavoro di certo non sfigura,è anche vero che rappresenta un ‘semplice’ affinamento di quanto già sentito, e mancano elementi di novità. Ma la qualità è davvero alta, e soprattutto i due brani iniziali e quello conclusivo sono eccellenti, con un tappeto ritmico solidissimo, quasi alla Kyuss, una chitarra distorta e spaziale, e un set di fiati che dà una dinamica e un corpo ai brani assolutamente eccezionale.
Un gruppo veramente prezioso da custodire come un tesoro.

S.R.

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