[Rock] Pearl Jam – Backspacer (2009)

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  Gonna see my friend – Got some – The fixer – Johnny guitar – Just breathe – Amongst the waves – Unthought known – Supersonic – Speed of sound – Force of nature – The end http://www.pearljamonline.it/http://www.universalmusic.it/ Sono passati tre anni dall’ultima release dei Pearl Jam, quell’album azzurro omonimo che trasudava rabbia e rassegnazione,

 

Gonna see my friend – Got some – The fixer – Johnny guitar – Just breathe – Amongst the waves – Unthought known – Supersonic – Speed of sound – Force of nature – The end

http://www.pearljamonline.it/
http://www.universalmusic.it/

Sono passati tre anni dall’ultima release dei Pearl Jam, quell’album azzurro omonimo che trasudava rabbia e rassegnazione, tre anni in cui molte cose sono cambiate, il volto dell’America si è tinto di nero, si fatica ma si cerca di uscire dalla crisi finanziaria e mentre un certo Bruce “The Boss” Springsteen ci ha fatto sapere di ‘star lavorando al sogno’ Vedder e soci, già compagni nel Vote for Change, non sono stati da meno.

“Backspacer” è un disco breve, 37 minuti di musica più o meno, ma è altrettanto vero che la botte piccola riserva sempre il vino migliore. La copertina ricorda quel mitico disco che fu “No code” e forse qualcosa di quei suoni riecheggia anche in questo lavoro, intanto il produttore è lo stesso di allora: Brendan O’Brien, che aveva lasciato i Nostri dopo “Yeld”. I cambiamenti politici, di etichetta, forse un ritrovato ottimismo per il futuro, si rispecchiano tutti in “Backspacer” che suona tasti musicalmente più vicini al rock e al pop.

E’ chiaro subito dall’apertura con “Gonna see my friend”, brano sorretto da un bel riff rock/grunge sparato dove nel ritornello Eddie ci saluta con un ‘buona sera’ urlato. A seguire  l’incalzante “Got Some”, una classica Pearl Jam song dedicata al problema della droga.  Il singolo apripista “The Fixer” è un power pop con tanto di cori che nel contesto del disco non sfigura per niente, anzi ne descrive bene l’atmosfera di fondo. Il messaggio è chiaro: se c’è qualcosa che non va voglio tornare indietro e correggerlo, perché ci potrebbe essere una luce là in fondo da raggiungere.
Altro rock divertente e che vuole divertire con “Johnny guitar” mentre “Just Breathe” regala il primo momento di pausa per un brano che avremmo potuto tranquillamente ascoltare in “Into the wild”. Questa è poesia in musica, Vedder parla della morte e dell’amore con una delicatezza e una profondità da brividi.
“Amongst the waves” ricorda musicalmente un po’ “Given to fly” così come la successiva “Unthought known” non può non far pensare a “Wishlist” almeno all’inizio, anche se poi il pezzo si sviluppa per conto suo e inserisce nell’impianto strumentale anche il pianoforte.
“Supersonic” come dice il titolo è una corsa rock a 200 all’ora, mentre torna la riflessione in “Speed of sound”; i Pearl Jam invecchiano e non vogliono dimenticare nulla del passato ma stavolta forse c’è una speranza, un sussurro che dalle tenebre risponde a domande profonde su eventi che sono troppo veloci da ricordare.
In chiusura troviamo “Force of nature” un brano cadenzato, dal ritornello melodico e “The end”, dove la voce leggera di Vedder porta all’orecchio ancora una riflessione su temi pesanti, ma  affrontati con la cruda consapevolezza di far parte del bagaglio di tutti gli esseri umani.

“Backspacer” è sicuramente un disco più solare rispetto ad altri lavori dei PJ ed è anche una cartina da tornasole della maturità a cui questa band è arrivata. Questa ricerca continua di un equilibrio d’intenti, con tutto il suo bagaglio di sofferenza, regala oggi alla musica un piccolo grande gioiello.

Renato Ferreri

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