Pearl Jam – Live On Ten Legs

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L’uscita di un nuovo live dei Pearl Jam potrebbe far sorridere qualcuno, vista la quantità di live “ufficiali” buttata sul mercato dal 2000 ai giorni nostri dalla band di Seattle. Ad onor del vero, “Live On Ten Legs” è una cosa ben diversa dai “bootlegs” con i quali Vedder e soci tentarono di cambiare (e

L’uscita di un nuovo live dei Pearl Jam potrebbe far sorridere qualcuno, vista la quantità di live “ufficiali” buttata sul mercato dal 2000 ai giorni nostri dalla band di Seattle. Ad onor del vero, “Live On Ten Legs” è una cosa ben diversa dai “bootlegs” con i quali Vedder e soci tentarono di cambiare (e in parte ci riuscirono) il mercato del nuovo millennio: qui i concerti presi in considerazione sono diversi e non uno dall’inizio alla fine, cosa che farà storcere un po’ il naso a qualcuno, ma che consente di sentire quelli che per il gruppo sono i momenti migliori dei concerti dei loro ultimi anni.
Anche la scelta di pubblicare un solo disco può sembrare in controtendenza, ma si pone in continuità con quel “Live On Two Legs” che di questo disco è il fratello maggiore. L’album si apre con “Arms Aloft”, tratta dall’ultimo tour e sentito omaggio ad uno dei maggiori idoli del cantante americano: Joe Strummer. La versione dei Pearl Jam è potentissima e molto sentita e consiglia implicitamente l’acquisto dell’album dei Mescaleros in cui trovare l’originale, ultima testimonianza del genio di Strummer completato appena prima di morire. Trovano spazio molti pezzi dell’ultimo periodo, da “Worldwide Suicide” dall’omonimo “Pearl Jam” a “Got Some”, “The Fixer” e “Just Breathe” dall’ultima fatica, ma anche tanti classici ed un’altra cover che non t’aspetti, “Public Image”, che onora un altro idolo della scena punk (anche se in questo caso già post punk), che più che far parte di un filone ne dettò i canoni: John Lydon. Insomma, niente pregiudizi e alzate il volume a undici!

Luca Garrò

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