[Hard Rock] The Bastard Sons Of Dioniso – In Stasi…

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  [Rock] The Bastard Sons Of Dioniso – In Stasi Perpetua (2009) Se t’Annoi – Mi Par Che Per Adesso – Nothing To Talk About – Una Canzone Probabilmente Inutile – Io Non Compro Più Speranza – War Is Over (Children Of The Grapes) – Senza Colore – Dal Risveglio In Poi – Versa La

 

[Rock] The Bastard Sons Of Dioniso – In Stasi Perpetua (2009)

Se t’Annoi – Mi Par Che Per Adesso – Nothing To Talk About – Una Canzone Probabilmente Inutile – Io Non Compro Più Speranza – War Is Over (Children Of The Grapes) – Senza Colore – Dal Risveglio In Poi – Versa La Mia Testa – Typical Pinè Night – Ease My Pain

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“In Stasi Perpetua” rappresenta la sfida più dura che i TBSOD abbiano mai affrontato in tutta la loro giovane carriera. L’EP pubblicato appena fuori da X Factor si trattava solo di una formalità, adesso, tramite 11 brani originali e un minutaggio più consistente, i tre ragazzi del Trentino hanno dovuto dimostrare di non essersi fatti abbindolare dalle sirene televisive e di essere un vero gruppo rock, con motivazioni che vanno ben oltre la ricerca dei 15 minuti di notorietà di warholiana memoria.

Dopo aver sentito il risultato finale, si deve ammettere che la sfida è stata vinta e superata. Tutto si può dire del nuovo disco, tranne che non sia un lavoro sincero e onesto. Un album rock, genuino al 100%, nel quale la componente melodica è certo abbondante, ma non così ipertrofica da soffocare lo slancio elettrico delle chitarre e le varie componenti ‘hard’ del suono dei Bastardi. In questo senso la partecipazione al famigerato talent show non ha arrecato danni, e neppure la produzione di Gaudi (famoso per aver lavorato con musicisti dediti ad elettronica, reggae e world music, certo non un esperto in rock e affini) è riuscita ad anestetizzare la loro musica. Anzi, qualche piccolo inserto sintetico (ad esempio, nello sfumare di “Una Canzone Probabilmente Inutile”) si rivela addirittura azzeccato. Per il resto il power trio alpestre è davvero in gran spolvero, e si diletta in quello che meglio sa fare: un particolare mix di hard rock anni Settanta, punk melodico e alternative italiano, condito da qualche riferimento al post – stoner di marca Queens Of The Stone Age. Più, ovviamente, una gran dose di armonie vocali che provengono in ugual misura dal coro alpino e dal madrigale cinque – seicentesco (più qualcosa dei Bluvertigo, sentire il ‘cambio di tonalità’ di “Se t’Annoi” per credere). Le canzoni migliori sono quasi tutte concentrate nella prima parte di “In Stasi Perpetua”, con “Mi Par Che Per Adesso” (testo ricavato in parte da Monteverdi, musica, invece, che ricorda qualcosa dei Led Zeppelin), “Nothing To Talk About” (la più punk), “War Is Over” (la più pesante) e “Io Non Compro Più Speranza” (in cui il riffing s’ispira ai già citati QOTSA, quelli del dopo “Songs For The Deaf”, per intenderci) sugli scudi. Meno incisiva la seconda parte, con “Senza Colore” non del tutto convincente nella sua pretesa di essere ballad quasi progressiva, “Dal Risveglio In Poi” piuttosto maldestra e “Ease My Pain” semplice divertissement. Meglio la sofferta “Versa La Mia Testa” e l’allegra “Typical Pinè Night”, nella quale affiorano ricordi dei Green Day.                   

Probabilmente i ‘rockettari’ più integralisti nutriranno ancora pregiudizi verso i TBSOD, pregiudizi che, almeno in parte, potrebbero essere abbattuti dall’ascolto di “In Stasi Perpetua”. Il loro modo di mescolare testi aulici, chitarre distorte ed energie giovanili a volte è buffo e un po’ ingenuo, ma le capacità tecniche e la passione sono vere e non fittizie. La loro conoscenza della musica, poi, che non si ferma al rock e ai soliti nomi di compositori classici che fa tanta scena citare per fingersi colti, è encomiabile. Un ottimo esordio per un gruppo che, speriamo, farà ancora parecchia strada. Dategli una possibilità.

Stefano Masnaghetti

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