Royal Republic – We Are The Royal

royal republic we are the royal recensione /5
Fare rock and roll e arrivare dalla Scandinavia, che è quello che han fatto i Royal Republic con We Are The Royal, è una cosa che ormai non fa più notizia: i nomi in ballo dal passato e dal presente sono tanti, a priori parti come l’ultima ruota del carro. Però se arrivi con uno

Fare rock and roll e arrivare dalla Scandinavia, che è quello che han fatto i Royal Republic con We Are The Royal, è una cosa che ormai non fa più notizia: i nomi in ballo dal passato e dal presente sono tanti, a priori parti come l’ultima ruota del carro. Però se arrivi con uno dei ritornelli più geniali di sempre come biglietto da visita (I can see your underwear from down here / I can see your underwear from down here / I’m not even gonna lie / Baby this I can’t deny / I can see your underwear… From down here!) rischi di vincere a prescindere e collocarti nel gotha insieme alle band sopra citate.

Il quartetto svedese spacca: We Are The Royal contiene 13 pezzi con un episodio così così (All Because Of You, primo singolo, non entusiasma) e altri di rilievo. Nello specifico, il botto iniziale di The Royal, il giro di basso funk di Tommy-Gun, la già citata Underwear e The End sono brani che spiccano senza tanti problemi. Questo perché nel resto del disco i Nostri navigano un po’ a vista, collezionando citazioni di band nazionali (21st Century Gentleman è un pezzo dei The Hives) o storiche (il 1-2-3-4 di Walking Down The Line è rubato ai Ramones) che dimostrano che la band ha mezzi e “testa” per farsi notare, ma anche alcuni filler piuttosto pesanti, tra cui molti presenti nella prima metà del disco che, erroneamente, potrebbero scoraggiare l’ascoltatore.

Un debutto discreto: We Are The Royal sarà un esordio al quale necessitano molte limatine, ma le basi ci presentano una band dalle potenzialità enormi. Un nome sul quale puntare il famoso euro: molto probabilmente ce la potranno fare.

Nicola Lucchetta

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