Shellac – Dude Incredible

shellac-dude-incredible-recensione 4/5
Nove tracce con una solidità ancora una volta inscalfibile, ancora una volta con geometrie perfette. Vent’anni, e la rabbia sonora degli Shellac non è calata di un grammo.

Gli Shellac sono gli Shellac. Non si discutono. Lontano dalle paraculate dei gruppi rock, registrano un disco quando viene loro voglia, vanno in tour tempisticamente quando ritengono necessario, hanno una promozione completamente inesistente, come per questo “Dude Incredible”, che arriva sette anni dopo “Excellent Italian Greyhound”.

Sono passati due decenni esatti dal loro irraggiungibile esordio e siamo ancora consapevoli che non sia cambiato nulla nel loro stile, nella loro attitudine, nella loro voglia di fare musica, nel loro pensiero: hanno voluto essere sempre e solo esattamente quegli Shellac. Steve Albini, Bob Weston e Todd Trainer, e basta.
I paragoni con il primo disco, “At action park”, sono parecchi. Non solo il packaging in similtruciolato che è praticamente uguale a questo nuovo disco, ma anche la breve durata, la title track perfetta che ti apre in due come un martello pneumatico al petto.
Per il resto ritroviamo tutto quello che avremmo voluto aspettarci dagli Shellac e loro non ci fanno mancare. Anzi in questo nuovo lavoro ce lo ripropongono al meglio: i crescendo, l’incedere marziale, la chitarra tagliente, la voce sussurrata piena di pathos che ti punta il dito contro, l’atmosfera cupa incendiata da taniche di violenza in fiamme.
Nove tracce, una mezz’ora serrata, ossessiva-compulsiva, con il nervosismo al vetriolo, gli intrecci all’unisono, gli spigoli algidi che arrivano sui denti, la batteria martellante. Nove tracce con una solidità ancora una volta inscalfibile, ancora una volta con geometrie perfette, un suono che si ripete da anni, ti cattura e ti stende. Vent’anni, e la rabbia sonora degli Shellac non è calata di un grammo.

Luca Freddi.


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