Smashing Pumpkins Oceania

Smashing Pumpkins Oceania Recensione 3.5/5
Il settimo album in studio degli Smashing Pumpkins, “Oceania“, è probabilmente il miglior lavoro della band di Billy Corgan da molti, molti anni a questa parte. Secondo le intenzioni del leader il disco farebbe comunque parte del progetto “Teargarden By Kaleidyscope“, monumentale ciclo di 44 canzoni rilasciate nel corso di 11 EP, tanto che “Oceania”

Il settimo album in studio degli Smashing Pumpkins, “Oceania“, è probabilmente il miglior lavoro della band di Billy Corgan da molti, molti anni a questa parte. Secondo le intenzioni del leader il disco farebbe comunque parte del progetto “Teargarden By Kaleidyscope“, monumentale ciclo di 44 canzoni rilasciate nel corso di 11 EP, tanto che “Oceania” assumerebbe il ruolo di “album all’interno di un album“. Per quanto contorto possa apparire questo ragionamento, l’importante è come sempre il risultato finale, che nel nostro caso è più che positivo. Affiancato da un gruppo totalmente nuovo, composto da Jeff Schroeder alla chitarra, Nicole Fiorentino al basso e Mike Byrne alla batteria, Corgan come sempre esercita il ruolo di capo supremo delle Zucche Frantumate, tuttavia lascia anche spazio ai suoi sodali perché possano esprimersi individualmente. Nonostante tutte le 13 tracce portino la firma del frontman, è percepibile un vero e proprio lavoro di squadra in sede di registrazione, il quale dona profondità immaginativa e respiro onirico all’ora di musica contenuta nell’LP, tanto che negli episodi più riusciti non sono lontani i picchi raggiunti dagli Smashing Pumpkins negli anni Novanta.

“Oceania” farà la felicità di tutti i vecchi fan del gruppo, soprattutto di quelli legati al sound più trasognato ed etereo dei Nostri. Di certo il rock, anche duro, non manca; però scordatevi le parentesi più violente e ulcerose stile “Tales Of A Scorched Earth“. In tutto il cd la ricerca di una rotondità sonora quasi pop è sempre preponderante. In questo senso, la stupenda opener “Quasar” potrebbe trarre in inganno: fra hard rock in chiave Seventies, chitarre acidissime e tocchi d’Oriente s’intravvede persino dello stoner, tanto che la canzone non sfigurerebbe affatto su “Gish“. Al contrario, proseguendo nell’ascolto le atmosfere si fanno meno incandescenti e maggiormente melodiche, richiamando spesso le parti più malinconiche di “Mellon Collie And The Infinite Sadness“, soprattutto in brani come “The Celestial” e nella title – track, i cui nove minuti imbevuti di psichedelia richiamano concettualmente “Porcelina Of The Vast  Oceans“. Molto riuscita anche la melodia fluttuante di “Panopticon“, che contrasta con il muro di chitarre creatole tutt’attorno. Peccato per qualche caduta di tono, che ridimensiona la valutazione finale dell’opera: in particolare, le tastiere synth pop di “Violet Rays” e “One Diamond, One Heart” sono affatto fuori contesto e penalizzano le due canzoni, e la semi ballad “My Love Is Winter” è fin troppo melensa. Fa nulla: con “Oceania” Corgan e la sua creatura sono davvero tornati a livelli più che accettabili, dopo un periodo davvero travagliato e quanto mai avido di soddisfazioni. Il futuro è imperscrutabile, ma le basi per risalire ancora ci sono tutte.

Stefano Masnaghetti


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