[Soul] Black Joe Lewis & The Honeybears …

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  [Soul] Black Joe Lewis & The Honeybears – Tell’ Em What Your Name Is! (2009) Gunpowder – Sugarfoot – I’m broke – Big booty woman – Boogie – Master sold my baby – Get yo shit – Humpin’ – Bobby Booshay – Please pt. two http://www.myspace.com/blackjoelewishttp://main.losthighwayrecords.com/http://www.universalmusic.it/ Dopo il primo EP di gennaio esce l’album

 

[Soul] Black Joe Lewis & The Honeybears – Tell’ Em What Your Name Is! (2009)

Gunpowder – Sugarfoot – I’m broke – Big booty woman – Boogie – Master sold my baby – Get yo shit – Humpin’ – Bobby Booshay – Please pt. two

http://www.myspace.com/blackjoelewis
http://main.losthighwayrecords.com/
http://www.universalmusic.it/

Dopo il primo EP di gennaio esce l’album d’esordio dei Black Joe Lewis & The Honeybears, gruppo texano composto da: Joe Lewis (vocals, guitar); Zach Ernst (guitar); David McKnight (tenor saxophone); Ian Varley (Fender Rhodes piano, Clavinet, organ); Bill Stevenson (bass guitar); Matthew Strmiska (drums). Musicisti addizionali: Josh Levy (baritone saxophone); Gilbert Elorreaga (trumpet); Leo Gauna (trombone); Jim Eno (drum).

La prima cosa che colpisce di questo lavoro sono le sonorità. Pur essendo una produzione 2009 il suono è quello tipicamente soul anni sessanta, aspetto di non poco conto di questi tempi. L’album è composto da 11 brani e, di questi, solo due sono ritrovabili nel precedente lavoro: “Gunpowder” – ancora una volta lasciata in apertura – e “Master Sold My Baby”.
La selezione dei pezzi è ben equilibrata con canzoni più veloci come l’appena citata “Gunpowder”, caratterizzata dal giro di basso incalzato da uno scarno tempo bit su rullante sul quale si innestano i fiati per accenti e ritornelli, “Sugarfoot” con un giro irresistibile di basso accompagnato da uno strepitoso Rhodes Fender, “Boogie” con un ottimo tiro, ed altre più di atmosfera come la stupenda “I’m Broke” (anche se la struttura riporta un po’ alla mente “The Payback” di James Brown) o “If There’s A Will”.
Interessanti anche i brani che si discostano leggermente dal tema come la blueseggiante “Big Booty” o il funky di “Humping”. Curioso, invece, “Get Yo Shit” che ricorda “In The Midnight Hour” di Wilson Pickett…citazione?

Il gruppo non pare avere molta tecnica ma si comporta egregiamente senza strafare, anche se non convincono molto le chiusure dei brani, ricordano le prove in saletta… Si intuisce la voglia proporre al pubblico un prodotto nuovo ma d’ispirazione classica: le potenzialità sembrerebbero esserci tutte per arrivare a livelli ottimi, la band è da tenere sotto osservazione perché promette bene e soprattutto il disco è da acquistare rigorosamente in vinile!

Mattia Felletti

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