Soundgarden King Animal

3.5/5
Sedici anni di pausa possono essere molto pericolosi per una band ed il rischio dell’operazione nostalgia è perennemente in agguato. Per questo motivo, quando è stata annunciata l’uscita di King Animal, primo disco dei Soundgarden dalla reunion (avvenuta nel 2010), oltre all’hype e all’adrenalina per la curiosità di ascoltare il nuovo materiale di Chris Cornell,

Sedici anni di pausa possono essere molto pericolosi per una band ed il rischio dell’operazione nostalgia è perennemente in agguato. Per questo motivo, quando è stata annunciata l’uscita di King Animal, primo disco dei Soundgarden dalla reunion (avvenuta nel 2010), oltre all’hype e all’adrenalina per la curiosità di ascoltare il nuovo materiale di Chris Cornell, Ben Shepherd, Kim Thayil e Matt Cameron, c’era anche il timore (latente ma non troppo) di incorrere in una sonora delusione. Cosa, che grazie al cielo, non è avvenuta.

Per entrare perfettamente nel mood del disco ci vogliono come minimo 4-5 ascolti. Innanzitutto non bisogna farsi ingannare da “Been Away Too Long”, primo estratto dell’album che non rende giustizia al disco: oltre ad essere sprovvista di una melodia catchy, ha anche la pecca di avere un ritornello non proprio memorabile.  Quindi perché sceglierla come primo singolo? Ci piace credere che la motivazione sia nient’altro che l’esigenza di Cornell di gridare al mondo che i Soundgarden sono tornati per fare sul serio. “By Crooked Steps” ha un groove disarmante e costituisce un trait d’union tra il sound grunge di una volta e la virata biker rock attuale. Arrangiamento strumentale perfetto, forse non è la traccia più immediata dell’intero album ma è senz’altro uno degli episodi migliori, che evidenzia l’ottimo lavoro della band. Ossia, quello di proporre un disco che fosse una sorta di continuazione di “Down On The Upside” ma, al contempo, dotato di una certa modernità e credibilità in modo tale da non farlo sembrare “datato” a chi lo ascolta. Impresa ben riuscita, poco ma sicuro.
“Blood On The Valley Floor” è la più psichedelica dell’intero full lenght, dalla forte venatura zeppeliniana e “Bones of Birds” è senza dubbio la punta di diamante di King Animal, forse una delle migliori canzoni di tutta la carriera dei Soundgarden. Non a caso, i pezzi con un ritmo più rallentato hanno sempre messo in primo piano le capacità di Cornell. Stessa cosa si può dire  di “Taree”, altrettanto riuscita anche se non eccelsa come la precedente. Anche “Black Saturday” è fra i momenti più alti di King Animal. Intimista ma sperimentale, blues e al contempo ammiccante al prog, al primo ascolto lascia piacevolmente disorientati e in preda al disperato tentativo di capire quale direzione stia prendendo il pezzo. “Eyelid’s Mouth” è un salto indietro negli anni, che lascia intravedere spiragli di quel grunge che tanto andava per la maggiore negli anni 90 e che, se fosse esplorato, avrebbe ancora diversi spunti interessanti. Insomma, la canzone della vita di quest’album, per i fan della prima ora. A concludere il full lenght “Rowing”, ipnotica, intrigante, senza rendersene conto si finisce in un loop ossessivo che spinge inconsciamente l’ascoltatore ad ascoltarla una miriade di volte senza mai stufarsi. Tipico di un brano che vince e convince.

Ahinoi, esistono anche le note dolenti. Oltre al primo singolo anche “Attrition” e “Halfway There” costituiscono i momenti più deboli di King Animal. Al contrario di “Been Away Too Long”, però, i due brani sono fin troppo pop e gigioni, molto più simili alle ultime produzioni del Cornell solista che al rock a cui ci hanno abituato i quattro di  Seattle. Tutto sommato,  queste pochissime sviste non vanno a danneggiare il risultato finale: un disco di buona fattura e che lascia ben presagire per la rinascita di un gruppo che ha dato tanto, e ancora ha da regalare, al mondo della musica rock.

Claudia Falzone


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