Suede – The Best Of

Suede cover /5
I Suede sono stati, nel bene o nel male, una band fatta e disfatta dagli inglesi. A partire dai primi anni ’90 la sempre simpatica stampa d’Oltremanica era riuscita, nell’ordine, a: farli passare come indie una band che registrava il debutto con 100k sterle, farli passare come la più grande band d’Inghilterra, farli passare come

I Suede sono stati, nel bene o nel male, una band fatta e disfatta dagli inglesi. A partire dai primi anni ’90 la sempre simpatica stampa d’Oltremanica era riuscita, nell’ordine, a: farli passare come indie una band che registrava il debutto con 100k sterle, farli passare come la più grande band d’Inghilterra, farli passare come capostipiti del brit pop, ritrattare poi tutto con un “no un attimo il brit pop è una cosa diversa ah ah scherzavamo”, convincere tutti che fosse interessante leggere delle minacce di morte tra chitarrista e cantante, convincere tutti che forse, alla fine, era meglio ascoltare altro. A quasi dieci anni dallo scioglimento, la band fa prove tecniche di reunion, con un mini tour nel 2010 e questa nuova doppia raccolta.
Sul primo disco i più celebri singolazzi della band: brit rock anni ’90 in una reinvenzione acida del glam inglese anni ‘70, fortemente influenzato da Bowie e Morrissey e con chitarre più interessanti della media (gentile cortesia, soprattutto, del chitarrista originale Bernard Butler). Sul secondo disco varie b-sides e pezzi più introspettivi, una formula discutibile ma che almeno offre una buona visione della band. Il loro brit rock impegnato merita una rispolverata: tra inni dell’ alternative rock, strati di chitarre, il cantato tipico da inglese sofferente, ambiguità sessuale e altri temi forti, di carne al fuoco ce n’è parecchia. Dedicato a chi vuole conoscere la band, dato che i fans avranno sicuramente già tutto.

Marco Brambilla

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