The Computers – This Is The Computers

The Computers This Is The Computers /5
Undici tracce, undici tracce dritte nelle orecchie e che se ne vanno solo a forza, altrimenti rischiano di rimanere nel cervello e nelle vene grazie alla carica ed alla scarica di adrenalina che i The Computers riescono a (tras)mettere. I quattro, originari di Exeter, UK, hanno fatto il loro primo vero esordio nel 2007 con

Undici tracce, undici tracce dritte nelle orecchie e che se ne vanno solo a forza, altrimenti rischiano di rimanere nel cervello e nelle vene grazie alla carica ed alla scarica di adrenalina che i The Computers riescono a (tras)mettere.

I quattro, originari di Exeter, UK, hanno fatto il loro primo vero esordio nel 2007 con un singolo dal titolo “Track 4” pubblicato da Freakscene oltre ad un EP del 2008 dal titolo “You Can’t Hide From The Computers” edito da Fierce Panda; da quel momento in poi è partita la lavorazione di questo “This Is The Computers“, esordio su LP, pubblicato dalla nota indipendente britannica One Little Indian, la quale, tra le altre cose, dal 2009 possiede i diritti di tutta la produzione solista di Paul McCartney (dopo la chiusura del rapporto con EMI) e la distribuzione dei dischi degli Afterhours.

Tutti i brani sono degni di nota in questo lavoro, più che altro perché interlacciati l’uno con l’altro come in una sorta di flusso musicale continuo che, senza uno solo dei capitoli, non risulterebbe così completo. La rielaborazione è la chiave di tutto l’operato di questo esordio dei The Computers; prendere atmosfere e sonorità tipiche del punk, dell’indie, del garage e del rock’n’roll togliendo ed aggiungendo qua e là, a volte, può dare un risultato sorprendente oltre che soddisfacente e questo ne è il caso. Il suono è pulito ma la voce è sporca, rude, quasi disperata; questa dicotomia si evolve in tutto l’album arrivando a dei picchi come “Where Do I Fit In?“, “Cinco De Mayo“, “Are You Now?” e “Music Is Dead“, affascinante e trascinante primo singolo estratto dal disco che riassume pienamente l’innata abilità della band di legare assieme (anche nella stessa traccia) diverse ‘ambientazioni’ musicali.

L’impatto visivo del gruppo ricorda subito i Kraftwerk, anche se il paragone è da limitarsi al puro vestiario complessivo dei Nostri, che per sonorità possono essere accostati più a gruppi come i The Vines o i The Hives.

Un buonissimo esordio, un prodotto sicuramente riservato e diretto ad una (si perdoni l’ossimoro) folta nicchia, dritto e senza pretese, simbolo dell’onestà musicale del complesso, onestà che non ha alcuna difficoltà ad emergere già dal primo ascolto.

Federico Croci

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