The Drops Spray

The Drops Spray 3.5/5
Chi sono, dunque, queste gocce? Beh, vediamo un po': Federico Casagrande alla chitarra, Christophe Panzani al sax tenore e Ferenc Nemeth alla batteria. L’idea dello spray, se ben interpreto la cosa, è come dire che una scritta su un muro è una mònade (leibnitziana), un’entità unitaria, ma essa risulta composta (o scomposta) da mille piccole

Chi sono, dunque, queste gocce? Beh, vediamo un po': Federico Casagrande alla chitarra, Christophe Panzani al sax tenore e Ferenc Nemeth alla batteria. L’idea dello spray, se ben interpreto la cosa, è come dire che una scritta su un muro è una mònade (leibnitziana), un’entità unitaria, ma essa risulta composta (o scomposta) da mille piccole gocce, ciascuna con la sua individualità, col suo karma

Com’è questo cd? L’impronta di Federico Casagrande (1) è assai riconoscibile con quelle sue ‘linee’ (o meglio ‘spezzate’) che percorrono strani pattern che richiedono all’ascoltatore un grande atto di fiducia. Ma per fortuna arrivano anche, a tratti, lunghi momenti di respiro, giusto per prendere il fiato, dove un’inaspettata dolcezza ci coglie piacevolmente di sorpresa.

E’ una scelta molto precisa, quella dell’artista, considerando la notevole tecnica e l’immaginazione che egli dimostra di avere, quella di cercare sfide difficili. Ma evidentemente il Nostro è coriaceo, convinto, e a ragione direi, di seguire le proprie intuizioni fino alle conseguenze estreme. Anche una formazione del genere, a ben pensare, non è di facile fruibilità: la mancanza di un basso costringe, quasi naturalmente, ad una ridefinizione delle consuete mappe mentali. Ed il risultato è una musica che della contemporaneità ha tutte le nevrosi, tutte le contraddizioni, risolte però in una spinta in avanti, progressiva ed irresistibile.

Degno socio di questa impresa (che è iniziata nel 2008 portando gli artisti in un’intensa attività di tour) (2) è Christophe Panzani, sassofonista francese con un background fatto di molte e variate collaborazioni (Carla Bley, Steve Swallow, Andy Shepard).

Il CD è tutto un alternarsi di spunti drammatici e momenti di relativa quiete, un citare di stili, assumere sembianze, con molti cambi di divisione metrica, molte variazione di intensità e di dinamica, aiutate dalla batteria di Ferenc Nemeth che ben colloquia con i mutevoli umori dei due solisti.

Un gruppo che certamente offre molti elementi di riflessione, ma che suppone una disponibilità, come detto, da parte dell’ascoltatore, a seguire (proseguire) un percorso non facile ma certamente molto stimolante.

Vista la difficoltà di recensire questo materiale tanto ribelle per comodità del lettore riclassifico i brani secondo macrocategorie del tutto soggettive ed estemporanee:

Brani “isterici”:
– Pouff: (FC)
Brani “lirici”:
– First Drop (FC)
– Shinjuku Gyoen (CP)
– Am I living? (FC) (*)
– L’art du dehors (CP) (*)
– Birth (FC)
– Sotto Voce (CP)
Brani un po’ a metà strada tra “isterici” e “lirici”:
– Lost (FC)
Brani strazianti l’anima:
– The Storyteller (FC)
– Nounours (FC)

E con questo chiuderei salutandovi tutti.

Marco Lorenzo Faustini


(1) Una precedente recensione di Casagrande è su:

http://lobetablog.blogspot.it/2012/05/federico-casagrande-ancient-battle-of.html.

(2) Per vedere il trio in azione, con Gauter Garrigue al posto di Ferenc Nemeth, potete guardarvi il video su: http://vimeo.com/39941558.

(*) I miei brani favoriti.

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