The Gluts – It’s 5 Minutes After The Hour EP

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A volte un’idea, un sogno può essere il motore di una rivoluzione; a volte però non basta. Serve un solido background, servono consensi, serve la consapevolezza dei propri mezzi e molto altro ancora. Ecco, i The Gluts hanno (potenzialmente) tutto ciò che serve; si fossero chiamati ‘Guts’ avremmo potuto dilungarci sull’etimologia della parola ed affermare

A volte un’idea, un sogno può essere il motore di una rivoluzione; a volte però non basta. Serve un solido background, servono consensi, serve la consapevolezza dei propri mezzi e molto altro ancora.

Ecco, i The Gluts hanno (potenzialmente) tutto ciò che serve; si fossero chiamati ‘Guts’ avremmo potuto dilungarci sull’etimologia della parola ed affermare che i quattro ragazzi, provenienti dalla grigia provincia dell’ancor più grigia Milano, il ‘fegato’ ce l’hanno, eccome. Gli eccessi di snobismo che la scena indie italiana sta producendo hanno fatto crescere nell’animo di questi quattro ragazzi la voglia d’inseguire un sogno: confrontarsi direttamente con gli esponenti della scena indie britannica.

Le sonorità sono ovviamente influenzate (così come lo sono direttamente i componenti del gruppo) e riconducibili alle maggiori band della scena indie come Arctic Monkeys, The Hives, The Kooks ma soprattutto i The Strokes, anche se, ad orecchio, risulta difficile accomunarli ad uno solo di questi gruppi; un pregio che non molte band hanno negli ultimi anni è quello di non assomigliare a qualcun’altro, specialmente se già alla ribalta, e i The Gluts riescono quindi ad assorbire le influenze ed a rielaborarle cercando di proporre qualcosa di nuovo, seppur con tutte le limitazioni (di budget e di produzione) del caso. Soprattutto in pezzi come “The Fox And The Grapes” e “Get Out”, la voce del frontman Nicolò è ruvida e graffiante e ben si amalgama con il tappeto sonoro creato dagli altri componenti, Marco e Marco, rispettivamente alla chitarra ed alla batteria e Matteo al basso. E’ però ‘Mr. K‘ a catturare l’ascoltatore ed assuefarlo completamente; un’alternanza di calma e caos, downtempo ed uptempo si mescolano con perfezione chirurgica e si fanno lacerare da un cantato che lascia tutto all’immaginazione.

Sebbene questo sia solo il primo lavoro ufficiale della band si può notare (o meglio sentire) un amalgama ben delineato, dovuto agli anni di sala prove ed alla grande attività live che ha reso possibile il raggiungimento di questi livelli. Un buon punto di partenza che va preso semplicemente per ciò che è, il primo passo verso il raggiungimento di un sogno, uno dei tanti passi necessari per arrivare all’obiettivo.
Good luck, The Gluts.

Federico Croci

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