The Go! Team – Rolling Blackouts

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Dopo tre anni di silenzio arriva il terzo disco dei The Go! Team. Nelle tredici canzoni di “Rolling Blackouts”, come se nulla fosse riviviamo la stessa formula che li aveva fatti conoscere con l’eccentrico esordio “Thunder, Lightning, Strike”. Pop scanzonato, funk, elettronica, hip hop e un mondo un po’ anni ’80, un po’ da sigle

Dopo tre anni di silenzio arriva il terzo disco dei The Go! Team. Nelle tredici canzoni di “Rolling Blackouts”, come se nulla fosse riviviamo la stessa formula che li aveva fatti conoscere con l’eccentrico esordio “Thunder, Lightning, Strike”. Pop scanzonato, funk, elettronica, hip hop e un mondo un po’ anni ’80, un po’ da sigle di vecchi telefilm polizieschi, un po’ di estetica alla Beastie Boys più cazzoni, fiati, glockenspiel, battimani, tastierine, chitarre, jingle e spot. Un calderone davvero esagerato e fatto bene.

Ma su questo disco troviamo la stessa formula. Ok, direte, il punk rock è tutto uguale, canzone dopo canzone. Sì ma qui si rasenta l’ostentazione parossistica delle proprie idee. E non si spostano di un millimetro nel ricalcare il primo disco, dopo un secondo lavoro stanco e appannato (“Proof Of Youth”). Non si preoccupano di annoiare e di riutilizzare e riciclare, tipo carta carbone, qualcosa già fatto da loro stessi.

Dall’altra parte della medaglia, i pezzi sono però perfetti. Canzoncine valide. Una dopo l’altra. Tutto il disco è costruito bene. E non c’è nulla che stoni. Nulla fuori posto. Tutto piacevolissimo. Si parte con la classica (nel senso che assomiglia totalmente ad una delle loro hit) “T.O.R.N.A.D.O”.
E tra le altre cose si passa per il japan pop con Satomi Matsuzaki (Deerhoof) alla voce.  In mezzo tutto il loro campionario, usato, splendente, eccitante, colorato, divertente.

Luca Freddi

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