The Maine – Forever Halloween

the-maine-forever-halloween 3.5/5
Non è passato neanche un anno dall’uscita del precedente lavoro Pioneer, ma i The Maine avevano evidentemente un bel po’ di materiale chiuso in un cassetto che non vedevano l’ora di far uscire alla luce del sole. Ed è così che nasce Forever Halloween, il quarto album in sei anni, e anche se non siamo

Non è passato neanche un anno dall’uscita del precedente lavoro Pioneer, ma i The Maine avevano evidentemente un bel po’ di materiale chiuso in un cassetto che non vedevano l’ora di far uscire alla luce del sole. Ed è così che nasce Forever Halloween, il quarto album in sei anni, e anche se non siamo assolutamente nel periodo citato, Halloween è per sempre, quindi anche il 4 di Giugno. Che cosa intendono i The Maine con questo titolo ancora non lo sappiamo, comunque il disco è tutto meno che uno scherzetto. I 12 brani in esso contenuti sono perfettamente in linea con i loro precedenti lavori, hanno tutti il marchio The Maine stampato sopra, e a questo punto della loro brillante carriera discografica possiamo tranquillamente dire che è una garanzia.

Se nel lavoro precedente c’era voglia di sperimentazione (pensiamo per esempio a You’ll Never Know o Good Love), qui si sente il bisogno di lasciare cadere le zavorre, pulirsi del superfluo e tornare a fare quello che si è capaci di fare. L’apertura è messa in mano a Take What You Can Carry, che se non fosse per la voce inconfondibile di John ‘O Callaghan, non sembrerebbe nemmeno un loro brano. Una delle tracce più forti arriva quasi subito, numero tre, ovvero Run, una di quelle che la ascolti una volta e pensi che non ascolterai altro per un po’ (e che ricorda Don’t Give Up On Us).

C’è ovviamente spazio per le ballad, quattro in tutto: White Walls, Birthday in Los Angeles, These Four Words e la title track, pezzo messo a chiusura del disco. Se le prime due risultano non troppo coinvolgenti, cosa strana se pensiamo a quelle contenute nei lavori precedenti, These Four Words travolge, (these four words don’t come easy, I don’t love you) e, a mio avviso, è la parte migliore di tutto l’album, e forse lo hanno capito gli stessi The Maine tanto da farla uscire come singolo, con tanto di video black and white.

Altra chicca è il ritornello di Happy, che gli addetti ai lavori dei piani alti definirebbero catchy, e lo stesso vale per Blood Red. Forse si poteva spingere un po’ di più il piede sul finale (escluse le due ballad sopra citate), ma nel complesso “tutto molto bello” (cit.) e godibile, un disco che io metterò nell’iPod, un disco dei The Maine.

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