The Rest Side – The Rough Core Of Things

The Rest Side The Rough Core Of Things Recensione /5
Ottimo esordio per il power trio pugliese dei The Rest Side, fautore di un alternative rock ricchissimo di sfumature e d’influenze fra le più disparate. Tanto che dopo un primo ascolto dei dieci brani che compongono “The Rough Core Of Things” si rimane quasi disorientati, proprio a causa dei mille rivoli in cui la musica

Ottimo esordio per il power trio pugliese dei The Rest Side, fautore di un alternative rock ricchissimo di sfumature e d’influenze fra le più disparate. Tanto che dopo un primo ascolto dei dieci brani che compongono “The Rough Core Of Things” si rimane quasi disorientati, proprio a causa dei mille rivoli in cui la musica della band si dirama minuto dopo minuto.

Le basi costruttive del sound sono individuate dai Nostri nel grunge degli anni Novanta e nello stoner dello stesso decennio. Tuttavia a questa materia grezza vengono via via aggiunte molteplici componenti diverse che rendono il lavoro ben diverso dal solito ‘polpettone’ citazionista e retrospettivo. C’è una sorta di math – core filtrato dai Tool (“Faded Memory Of My Promises” e “Sot“), ci sono gli stessi Tool che vengono imbastarditi dal funk dei Red Hot Chili Peppers (Foolscap), e inoltre molti movimenti meccanici che fanno pensare al post – grunge e al post – stoner, con i Queens Of The Stone Age in prima linea e qualche rimando agli Stone Sour. Si arriva persino a derive post – rock con le liquidità strumentali nel break centrale di “Get Proud And Race” e in certi frangenti di “Saturated People“. Sugli scudi la voce cupa e al contempo versatile di Giuseppe Chiumeo, il quale si occupa anche delle chitarre, mentre la sezione ritmica composta da Cosimo Summo al basso e Ruggiero Lanotte alla batteria macina inesorabile e propelle senza sosta, coadiuvata da una produzione molto netta e definita che mette in risalto la cassa ‘drittissima’ di Lanotte.

Difetti? Sì, qualcuno. A volte le tracce sono troppo lunghe e si perde in potenza d’impatto, soprattutto verso la fine dell’opera. In più, a voler cercare il pelo nell’uovo, non c’è una canzone che spicchi davvero sulle altre e che possa esser pensata in grado di trascinare “The Rough Core Of Things” al di fuori dell’underground. Ma si tratta di pecche spesso giustificabili dal carattere d’esordio dell’LP. Col tempo i The Rest Side potrebbero limare molti di questi aspetti. Noi intanto possiamo già avvisare di tenere d’occhio questo gruppo.

Stefano Masnaghetti

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