The Stranglers Giants

The Stranglers Giants Recensione 3.5/5
The Stranglers sono sempre stati un gruppo difficilmente decifrabile. I loro primi due album, “Rattus Norvegicus” e “No More Heroes“, sono stati pubblicati entrambi nel 1977. E per un gruppo inglese debuttare in quel periodo voleva dire esser necessariamente inseriti nel calderone punk. In effetti ci hanno anche messo del loro per esser così etichettati,

The Stranglers sono sempre stati un gruppo difficilmente decifrabile. I loro primi due album, “Rattus Norvegicus” e “No More Heroes“, sono stati pubblicati entrambi nel 1977. E per un gruppo inglese debuttare in quel periodo voleva dire esser necessariamente inseriti nel calderone punk. In effetti ci hanno anche messo del loro per esser così etichettati, ché gli esordi erano comunque all’insegna di un rock teso, veloce e nervoso. Tuttavia le tastiere di Dave Greenfield, che utilizzava spesso persino l’organo hammond, li distinguevano da tutti gli altri, dando alle loro composizioni un tocco blues/jazz, a volte quasi psichedelico, tanto che Patti Smith è arrivata a definirli come nuovi Doors. Sarebbe bastato aspettare un paio d’anni perché la vera natura degli Stranglers si svelasse definitivamente; un impasto di rock/pop d’alta scuola reso attuale da traiettorie new wave che poggiavano soprattutto su di una nevrosi latente nella loro musica e su testi e temi misteriosi e angoscianti, come nel concept album esoterico/fantascientifico “The Meninblack” (1981). Per loro si parlò anche di art – rock.

Ora la band è tornata in forma di quartetto – 3/4 dei componenti sono comunque membri storici – a ben sei anni di distanza dal precedente album “Suite XVI“. Un come back di quelli ben ponderati e sostanzialmente riusciti. Perché “Giants” è un ottimo disco, che non cambia nulla alle radici del sound ma che in ogni caso centra perfettamente l’obiettivo di presentare il collettivo in tutta la propria abilità. Come da manuale, fra reminiscenze wave e rock classico, con una punta di brit pop qua e là che si amalgama perfettamente nell’insieme, tanto che “Boom Boom” pare una versione aggiornata dei Kinks. Fra gli altri brani da citare, la quasi strumentale “Another Camden Afternoon” meraviglia per le riuscite linee di basso pulsante e la bella apertura di hammond, “Freedom Is Insane” piace per l’intensità con cui si accende d’improvviso, mentre la ballata noir “My Fickle Resolve” e il graffio rock di “Time Was Once On My Side” illustrano perfettamente due dei volti degli Stranglers. Che ora hanno sessant’anni d’età media e suonano assieme da quasi quaranta, ma dimostrano di aver ancora qualcosa da dire. Complimenti.

Stefano Masnaghetti


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