This Is Head The Album ID

This Is Head The Album ID 3.5/5
Forse è la voce di Bjorn, forse è l’uso maturo dei synth, forse è il fatto che le canzoni non vadano mai a parare dove t’aspetti, ma quando ho fatto partire “The Album ID” e ho iniziato ad ascoltarlo distrattamente mi sono venuti alla mente i Rush degli anni 80 e i Radiohead. Il giorno

Forse è la voce di Bjorn, forse è l’uso maturo dei synth, forse è il fatto che le canzoni non vadano mai a parare dove t’aspetti, ma quando ho fatto partire “The Album ID” e ho iniziato ad ascoltarlo distrattamente mi sono venuti alla mente i Rush degli anni 80 e i Radiohead. Il giorno dopo, memore di questo ricordo, l’ho riascoltato ma di Rush non c’era nemmeno l’ombra (escludendo forse “Illumination“, seconda traccia). Pur non sapendo cosa mi avesse potuto dare quella prima falsa impressione, c’è da dire che un album che di primo acchito ti fa venire in mente i Rush è una cosa buona.

In “The Album ID” non c’è solo rock aperto, elegante e intellettivamente stimolante, c’è personalità, c’è mistero, c’è magia. Prendete ad esempio un brano come “A B-version” (quarta traccia, il video è qui sotto): è un tappeto di synth con timide percussioni che, quando meno te lo aspetti, acquista una galoppante concretezza mantenendo comunque una sua bellissima e ondivaga liquidità di fondo in un crescendo di grande presa emozionale.

Ci avete capito poco, lo so. Anch’io. E penso sia l’effetto che farà a tanti. Però è proprio questo che ti fa venire voglia di premere nuovamente il tasto play. E’ un po’ come assistere ad uno spettacolo di un prestigiatore: inizi attentissimo per scoprire il trucco, ma senza che tu lo voglia, sei trascinato via dall’emozione della magia. E comunque sia chiaro, anche di Radiohead c’è poco, qui dentro.

Stefano Di Noi


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