Thurston Moore Demolished Thoughts

3/5
Quarta prova da solista per  il cantante nonché chitarrista dei Sonic Youth, intramontati noise-pionieri newyorkesi che tanto influsso hanno ancor oggi nella scena indipendente e progressive, che a quanto pare non sembrano per niente intenzionati lasciare. E menomale. Thurston Moore, abbandonate le atmosfere distorte vecchio stampo, si affida a una chitarra acustica e all’accompagnamento di

Quarta prova da solista per  il cantante nonché chitarrista dei Sonic Youth, intramontati noise-pionieri newyorkesi che tanto influsso hanno ancor oggi nella scena indipendente e progressive, che a quanto pare non sembrano per niente intenzionati lasciare. E menomale.
Thurston Moore, abbandonate le atmosfere distorte vecchio stampo, si affida a una chitarra acustica e all’accompagnamento di archi, tastiere e violini in un album che punta prima di tutto una luce sul testo e quindi sulla sua esperienza cantautorale nel nuovo “Demolished Thoughts“.

Ma il mancato ausilio di strumenti elettronici non deve assolutamente far pensare a un veto alla sperimentazione (basti pensare all’utilizzo nella seconda traccia, Illuminine, di un particolare microfono “sporco” che aumenta la risonanza man a mano che il cantante si china verso il terreno). Si sente lo zampino della produzione di Beck, che ha letteralmente accompagnato Moore durante la composizione dei pezzi – che a volte sono semplicemente il frutto di jam qua e là come la bella Orchard Street.
Nonostante gli ampi spazi strumentali che spesso si trovano in apertura e chiusura di traccia possano risultare ridondanti dopo qualche ascolto ad un orecchio non allenato al genere, tutto sommato il Moore si salva grazie ad alcuni brani ben assestati come la suadente Blood never lies e Circulation, che quasi pare una versione folk  di Sugar Kane (rimanendo in tema di gioventù sonica): senza dubbio il più bel lavoro dell’album.

Andrea Suverato

Condividi.