Tonight Alive What Are You So Scared Of?

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In un panorama inflazionato, e dalla qualità fin troppo altalenante, come il pop punk con cantante femminile, il debutto dei Tonight Alive ne esce come il lavoro migliore del filone dall’uscita di “Riot” dei Paramore. “What Are You So Scared Of?“, sia chiaro, non è per niente esente da difetti; il più evidente, e forse

In un panorama inflazionato, e dalla qualità fin troppo altalenante, come il pop punk con cantante femminile, il debutto dei Tonight Alive ne esce come il lavoro migliore del filone dall’uscita di “Riot” dei Paramore. “What Are You So Scared Of?“, sia chiaro, non è per niente esente da difetti; il più evidente, e forse il più noioso, è il voler arrivare ad ogni costo ai 45 minuti finali, al punto di ripescare brani dall’EP d’esordio “All Shapes And Disguises“. Uno dei punti di forza invece è l’incredibile performance di Jenna McDougall: giovane e debuttante nel genere (pare che abbia esordito come cantante/chitarrista acustica), è la vera marcia in più capace di far fare al combo australiano il salto di qualità riuscendo a catalizzare su di sé i riflettori.

L’inizio è di quelli col botto, con il quartetto “Breaking And Entering”, “Starlight”, “Sure As Hell” e “Let It Land” che rappresenta un filotto di potenziali singoli che farebbe la fortuna di moltissime band del genere. Ottima anche la produzione curata da Mark Trombino, mente già al lavoro con Blink 182 e dalla quale sicuramente saranno arrivate delle idee per perfezionare le tracce della nuova fatica. Peccato che dopo un inizio scoppiettante gli australiani non riescano a mantenere l’alto livello della prima metà: non ci sono veri e propri riempitivi, ma si respira comunque il calo di qualità e, escludendo la ballad “Amelia“, una certa mancanza di ispirazione. Da apprezzare, rispetto ad altri gruppi simili, il fatto che i Tonight Alive, a tratti, sembrano una versione più soft dei New Found Glory con una voce del gentil sesso: “Fake It” e l’intro di “Reason To Sing” sono episodi nei quali emerge il fatto che i Nostri, se volessero, potrebbero andar giù più duro.

L’ombra dei Paramore è inevitabilmente dietro l’angolo: lo stile è ispirato dal combo statunitense (fin troppo su “To Die For“), come il cantato di Jenna (pur essendo più personale rispetto ad altre sfacciate imitazioni), e il video di “Breaking And Entering“, come concept, non si discosta di molto da quello di “Careful” della band di Hayley Williams. Non è un caso però che Sony Australia abbia investito denaro sonante sul quintetto, al punto di mandarlo negli States a registrare e collaborare con un certo Mark Hoppus su “Thank You And Goodnight”siamo di fronte al the next big thing del genere? può essere. L’album al momento è distribuito fisicamente solo in Oceania, ma in digitale è già disponibile nel mercato nazionale: dateci un’ascoltata.

Nicola Lucchetta

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