Tying Tiffany Dark Days White Nights

Tying Tiffany Dark Days White Nights Recensione 2.5/5
Nel giro di sei anni Tying Tiffany, signorina padovana, ha raccolto un enorme successo, e con la sua musica (che, ok, non ha nulla di italiano) ha travalicato facilmente i confini del nostro Paese, affermandosi all’estero. Un personaggio snob e ammaliante, anche ex Suicide girl e amante del bondage, giusto per solleticare il vezzo di

Nel giro di sei anni Tying Tiffany, signorina padovana, ha raccolto un enorme successo, e con la sua musica (che, ok, non ha nulla di italiano) ha travalicato facilmente i confini del nostro Paese, affermandosi all’estero. Un personaggio snob e ammaliante, anche ex Suicide girl e amante del bondage, giusto per solleticare il vezzo di alcuni ascoltatori, attraendone facilmente molti altri.

Arrivata qui al quarto disco, man mano a livello musicale ha cercato di emulare modelli stranieri. Dalla Peaches degli esordi electro-clash, alle atmosfere decadenti di Siouxsie, sempre condite da attitudine riot che fosse ben visibile. In poche parole un prodotto poco italiano, che renderebbe felice lo Stanis della serie tv “Boris“.

In “Dark Days White Nights” i dieci brani sono pieni di alienazione e malinconia, tematiche che si inseriscono in un’ondata elettronica a tratti retrò, in stile new wave 70/80. Un sound un po’ cupo e industrial con passaggi shoegaze, dove la sua voce è protagonista sia quando si fa potente che delicata.

Luca Freddi


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