Whitesnake – Forevermore

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Cosa aspettarsi da un nuovo album di David Coverdale e dei suoi Whitesnake se non il classico, granitico, hard blues cui il biondo (ormai tinto) cantante ci ha abituato da decenni? Niente, ed infatti il classicissimo, già dal titolo, “Forevermore” farà di certo la felicità di quanti lo amano da più di trent’anni. Il duo

Cosa aspettarsi da un nuovo album di David Coverdale e dei suoi Whitesnake se non il classico, granitico, hard blues cui il biondo (ormai tinto) cantante ci ha abituato da decenni? Niente, ed infatti il classicissimo, già dal titolo, “Forevermore” farà di certo la felicità di quanti lo amano da più di trent’anni. Il duo compositivo Coverdale/Aldrich ormai è una garanzia e pare aver messo un po’ di stabilità nel combo, per lo meno sull’importantissimo asse chitarra/voce, da sempre vero fulcro dei lavori del Serpente.

Se dovessimo collocare idealmente questo nuovo lavoro, probabilmente potremmo inserirlo tra “1987” (per un certo strizzare l’occhio a sonorità più vicine agli States) e i lavori della fine degli anni settanta, in cui il blues faceva ancora da padrone e che vengono considerati ancora gli anni migliori del gruppo. In questo senso è indicativa l’opener  “Steal Your Heart Away”, che inizia con un riff quasi southern, per poi sfociare nel classico pezzone radio friendly dotato di ritornello spacca sassi, che cita quasi i Queen di “The Miracle” (I Want It All And I Want It Now…). I testi, incentrati sugli stessi argomenti di sempre, di sicuro non brilleranno per originalità, ma chi ama gli Whitesnake vuole sentire Coverdale palare di amori andati più o meno bene, di lascivi corteggiamenti e vita on the road.

D’altra parte sarebbe come comprare un album degli Ac/Dc e pretendere di trovarci canzoni di protesta o uno dei Manowar sperando di non trovare la parola steel tra le liriche. Insomma, nelle nostre discografie c’è spazio sia per Springsteen che per i “Babe Babe Babeee” di David Coverdale.

Luca Garrò

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