Woodkid The Golden Age

Woodkid The Golden Age 2.5/5
Il regista diventato musicista Yoann ‘Woodkid’ Lemoine esordisce con il primo full-length “The Golden Age” che, per non insultare la vostra intelligenza, eviteremo di descrivere come ‘cinematografico’ o ‘da colonna sonora’, come fanno tutti gli altri. Comunque, diciamo piuttosto che sembra un clone di Morrissey che canta su roba tipo ultimi Muse ma senza chitarra,

Il regista diventato musicista Yoann ‘Woodkid’ Lemoine esordisce con il primo full-length “The Golden Age” che, per non insultare la vostra intelligenza, eviteremo di descrivere come ‘cinematografico’ o ‘da colonna sonora’, come fanno tutti gli altri. Comunque, diciamo piuttosto che sembra un clone di Morrissey che canta su roba tipo ultimi Muse ma senza chitarra, batteria e basso (vedere la title track, “Conquest Of Spaces”). A volte ha un sound molto simile a Florence+The Machine (tipo in “Run Boy Run”) e in fondo è anche meglio di quello che potrebbe sembrare.

Lo chiamano neofolk ma è solo una voce di Wikipedia, qua sembra spesso una colonna son-ooopppppsss, scusate, sembra classica musica generico-epica per un trailer medio di un videogioco medio (magari “Assassin’s Creed“). Produzione pagata a manetta, con molti effetti, decorazioni, e tocchi di classe. Il livello delle composizioni non funziona sempre, a volte ci si abbiocca. Meglio quando è percussivo (“I Love You”), perché con il solo pianoforte si tende ad affossare il tutto.

Troppo prolisso, ne sarebbe venuto fuori un buon EP. Un EP da due pezzi.

Marco Brambilla


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